Lampedusa. Una devastante normalità
Scritto dainfosu 18 Dicembre 2013

Oggi il governo ha approvato il decreto svuota-carceri, l’ennesimo pannicello caldo sulla piaga purulenta delle carceri italiane.
Tra i provvedimenti adottati la possibilità di far scontare agli stranieri gli ultimi due anni di detenzione nei paesi di origine. Un modo brillante – sempre che l’Italia riesca a stipulare accordi soddisfacenti con i paesi d’origine – per ridurre il numero dei detenuti ed espellerli senza passare dal CIE. Una vecchia proposta dellla sinistra perbene, che ora potrebbe trovare applicazione.
Se a questo si aggiunge una politica di accordi bilaterali con i paesi africani per una gestione in loco della reclusione e del controllo, il gioco è fatto. Il governo potrebbe ripulirsi l’immagine, riducendo la detenzione nei CIE e applicando in modo meno restrittivo la direttiva europea sui rimpatri sì da tenere aperte poche strutture. Umane, pulite tranquille. Il lavoro sporco, i corpi violati, la dignità calpestata trasferiti altrove, appaltati ad altri.
Non per caso, il governo Letta, non solo ha confermato il trattato italo-libico che dal 2009 sino alla guerra del 2011 aveva garantito la chiusura della rotta tra i porti libici e la Sicilia, ma lo ha di recente rinforzato.
Il 29 novembre il ministro della difesa Mario Mauro e il suo omologo libico Al-Thinni hanno sottoscritto un accordo per “rafforzare la cooperazione tra i due Paesi”.
L’intesa, spiega una nota della Difesa, riguarda “l’impiego di mezzi aerei italiani a pilotaggio remoto in missioni a supporto delle autorità libiche per le attività di controllo del confine sud del Paese”. L’altro riguarda l’addestramento di personale libico”. Potrà essere effettuato in Italia o Libia e “migliorando la sicurezza comune contribuirà alla pace e alla stabilità internazionale”.
Droni italiani a guardia della frontiera sud della Libia, militari libici a bordo delle unità navali italiane impegnate nell’operazione “Mare Nostrum”.
Il fronte delle guerra ai poveri si sposta ma non è meno feroce.
Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo, giornlista e blogger siciliano.
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