Gaza City, obiettivo civile

Scritto dasu 22 Luglio 2014

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Da domenica le cose non fanno che peggiorare a Gaza. Dal punto di vista umanitario e sanitario la situazione è quasi disperata.

 È il quindicesimo giorno di raid da parte delle Forze di difesa israeliane sulla Striscia di Gaza, nel corso dell’operazione Protective Edge lanciata da Israele per cercare di fermare i continui lanci di razzi da parte di Hamas.

La giornata di oggi è iniziata con nuovi bombardamenti.  In mattinata un raid aereo si è abbattuto sulla Striscia facendo 7 morti, tra i quali una famiglia con 4 donne. Hamas ha risposto lanciando razzi su Ashdod, a sud di Tel Aviv. Razzi che oramai vengono interamente intercettati dalle tecnologie di difesa israeliane. Il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza è salito a 583 morti e 3.640 feriti, secondo l’agenzia di stampa palestinese Al-Ray. Gli ultimi raid israeliani hanno già causato oggi almeno sette morti.

Israele ha respinto la richiesta dell’inviato dell’Onu in Medio Oriente Robert Serry di una tregua umanitaria nella Striscia di Gaza. Lo scrive Haaretz citando alte fonti israeliane. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – fanno sapere fonti diplomatiche – si riunirà nuovamente per discutere la situazione a Gaza. L’incontro potrebbe tenersi alle 10 ora locale. Oggi al Cairo è previsto un vertice tra il segretario di Stato americano John Kerry, il segretario delle Nazioni unite Ban Ki Moon ed il presidente egiziano al Sisi. Kerry, che lunedì ha garantito aiuti umanitari per 47 milioni di dollari, ha deciso oggi di prolungare di un giorno la permanenza nella capitale egiziana. Il Segretario di Stato Usa sarebbe dovuto ripartire stamattina dopo una conferenza stampa che invece si terrà domattina. Kerry, ha detto ieri Obama, spingerà per un cessate il fuoco immediato. Abu Mazen ha incontrato al Cairo il leader di Hamas Mashaal e avrebbe sottolineato la necessità di accettare la proposta di tregua messa a punto dall’Egitto. Ma il movimento palestinese che controlla la Striscia ha rifiutato la proposta egiziana e rivendica la riapertura della frontiere con l’Egitto e la liberazione di decine di prigionieri.

Appare sempre più evidente, anche agli occhi più miopi o ingenui, che le vittime civili non sono un effetto collaterale quanto un pezzo della strategia di terrore volta a indebolire Hamas nella Striscia. Ieri è stato raso al suolo un intero quartiere di Gaza City, Shajaiye, uno dei più popolosi della città. Negli scontri di ieri uno degli eventi più tragici è stato un colpo di artiglieria dell’esercito israeliano che ha centrato l’ospedale Al-Aqsa, nella parte centrale della Striscia, provocando quattro morti.

Intento Cisgiordania e Gerusalemme Est scendono in piazza in solidarietà con la Striscia. Scontri a Hebron, Nablus, Betlemme, Ramallah dopo il massacro di Shajaiye e la presunta cattura del soldato israeliano. A Betlemme, scontri vicino al checkpoint 300, tanti i palestinesi presenti che hanno lanciato pietre e fuochi d’artificio ai soldati, che hanno risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bombe sonore. A Nablus la polizia palestinese ha sparato in aria per disperdere la folla di manifestanti. Ancora timide e timorose le manifestazioni da parte dei dissidenti israeliani, che pure esistono.

Ci aggiorna da Gaza City, Sami Abu Omar, amico e corrispondente di Radio Blackout.

Sami


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