Da Viareggio a Roma: 2 bus 6 anni dopo la strage

Scritto dasu 17 Settembre 2015

Incendio colposo, lesioni gravi e gravissime e contravvenzioni alle norme per la sicurezza sul lavoro sono i capi d’imputazione che cadranno in prescrizione anche grazie all’intervento del legislatore che ha dimezzato i tempi in corso d’opera salvando l’ex ad delle ferrovie, Mauro Moretti, diventato cavaliere un anno dopo la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, forse per meriti pirotecnici. Napolitano gli conferì l’onorificenza quando già era indagato per omissione di controlli. Questo è il vero punto: l’ex sindacalista della cgil poi divenuto grand commis e boiaro di stato, ha sempre perseguito un unico obiettivo: il profitto anteposto al servizio, perciò ci troviamo con questa situazione nelle ferrovie o l’inquinamento legato a Finmeccanica, spropositato rispetto ai benefici per la popolazione; l’assenza di controlli fa parte di questa ottica che ha imposto il Tav e i disagi per i pendolari e gli incidenti per risparmiare sugli interventi di manutenzione.

I 32 morti continuano come le varie stragi di stato a non sapere a chi dire grazie e questo consente di capire il maggior strazio dei parenti che ancora sperano di poter credere che le istituzioni si muovano per impedire che si cancelli ogni possibilità di fare luce sulle cause di quel disastro, come quello della Moby Prince di quasi un quarto di secolo fa, i familiari  accomunati dalle due stragi erano oggi sui due bus che li portavano da ben prima dell’alba a Roma per incontrare parlamentari da sollecitare a rivedere la prescrizione in caso di strage. Ma i familiari non si fanno prendere in giro dalle chiacchiere di ogni tipo di parlamentare, anche se non vedono altri interlocutori possibili, soprattutto perché non si ripetano questo tipo di lutti e così anche l’audizione di Mattarella, negatosi qualche mese fa perché c’era un processo in corso, salvo poi incontrare Moretti per conferirgli il premio della presidenza di Finmeccanica.

Anche se non crediamo che i parlamentari o i presidenti (figuriamoci!) abbiano altre intenzioni se non disinnescare la potenziale forza d’indignazione rappresentata dai molti parenti di vittime di incomprensibili stragi italiane, intendiamo denunciare le prassi dei potenti e delle istituzioni dello stato che ci hanno solo elargito lutti, perciò abbiamo sentito stamani Riccardo e Daniela, presidente quest’ultima dell’associazione familiari 29 giugno durante il loro viaggio verso Roma:

 

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