Salva Banche: non si tratta (solo) di truffa

Scritto dasu 16 dicembre 2015

Le opposizioni mettono in campo la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Boschi. E nonostante Renzi ostenti la solita sicurezza nel salotto ministeriale di “Porta a Porta” non pochi commentatori colgono il momento forse di maggior danno d’immagine per Mister Ottimismo e il suo esecutivo.

Renzi si dice contento di aver salvato un milione di correntisti e oltre 7000 dipendenti. Eppure il fallimento della dirigenza di quattro istituti di credito legati a filo doppio alla politica (oltre la vicenda del papà della Boschi, Banca Etruria era anche la banca dove Licio Gelli metteva i suoi soldi – e da quella banca prendeva in prestito i soldi il papà dell Presidente decl Consiglio per costruire centri commerciali), quel fallimento – dicevamo – è stato scaricato sulle spalle di 10.000 sottoscrittori di obbligazioni pattumiera vendute estorcendo un parere che non era informato. Renzi ha dichiarato che “sicuramente ci sono stati alcuni truffati” ma che “possedere dei soldi in obbligazioni non è come averli in un conto corrente”.

La truffa in realtà è stata duplice. I sottoscrittori oltre a non essere stati informati sui rischi, avrebbero guadagnato, nel migliore dei casi, cifre molto al di sotto del rischio corso. Ma non di sola truffa, non di solo conflitto d’interessi si tratta, nonostante la quasi totalità dei media mainstream (e molti di quelli alternativi/indipendenti/antagonisti) ancori un’analisi attestata solo a quel livello. Ad essere in gioco è un grande trasferimento di ricchezza dal basso verso l’alto che non si gioca solo attraverso tagli del salario indiretto (spesa pubblica e welfare), privatizzazioni ed espulsioni (dal lavoro, dalla casa..ecc) ma che giunge ora anche ad attaccare quel gruzzolo consistente di risparmio medio-piccolo che nel nostro paese rappresenta una parte non indifferente del patrimonio nazionale (oltre ad essere in molti casi una forma di welfare all’interno delle stesse famiglie).

Se gli attori del fallimento in corso sono espressione di quel sistema politico-clientelare che poggia in Italia sul credito locale – una miriade di piccole banche sostenute dalla politica e da una certa imprenditoria intrallazzona che ci ricava dividendi significativi a scapito dei piccoli risparmiatori – le ragioni effettive di questo e altri fallimenti a venire sono da ricercare nelle grosse tarsformazioni del sistema creditizio europeo degli ultimi 20/30 anni, a sua volta adeguatosi alle trasformazioni globali del capitalismo, liberalizzazioni e privatizzazioni dei grandi capitali in primis. In Italia l’artefice di questo cambiamento è stato Amato, fin dai primi anni ’90.

La scorsa settimana sul portale on-line Senza Soste è uscito un interessante commento alla vicenda: Magari fosse truffa. Qualche punto fermo sulla crisi del sistema bancario italiano.

Ne riportiamo qui un estratto:

«In questo quarto di secolo sono avvenute moltissime cose – non esiste più la banca centrale nazionale, ci sono stati numerosi accorpamenti bancari, ci sono investitori stranieri, si fanno molti meno soldi coi correntisti che in passato, i prodotti finanziari tossici si sono moltiplicati in modo incredibile, le evoluzioni tecnologiche e delle globalizzazione e dei processi di governance hanno inciso profondamente sul banking, il declino del pil ha ridotto i margini di manovra di tutti gli attori in scena, le banche centrali, oltre a stampare i soldi come mai nella storia umana, più che istituti di regolazione sono giocatori nei mercati ad alto rischio- ma lo schema di comportamento del potere reale italiano è sempre quello codificato dalla legge Amato del ’90».

A partire da questi spunti e dagli sviluppi degli ultimi giorni, abbiamo fatto una chiacchiera at con uno dei redattori del portale labronico e docente all’Università di Firenze, Silvano Cacciari
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