Libia, operazione umanitaria che puzza di militare

Scritto dasu 14 Settembre 2016

Roma invierà a Misurata un contingente di 100 medici, con la protezione di circa 200 parà, per curare i soldati libici. Annuncio di Pinotti e Gentiloni, ministri della guerra e degli esteri di Renzi, dalle colonne di Repubblica anziché dagli scranni parlamentari sebbene Renzi, nella sua e-news del 5 marzo 2016, avesse giurato che qualsiasi missione in Libia si sarebbe potuta verificare solo passando dapprima per il voto del Parlamento. La conferma della ministra Pinotti alle commissioni congiunte: l’operazione, chiamata ‘Ippocrate’, coinvolgerà 300 militari: 60 tra medici e infermieri, 135 per supporto logistico e 100 unità di ‘forze protection’. Presente anche un aereo nell’eventualità di evacuazioni ed una nave al largo delle coste libiche.

Parrebbe una forma umanitaria quella presa dalla missione italiana con la creazione di un ospedale da campo protetto dai militari proprio nella città che fornisce il maggior numero di miliziani che combattono l’Isis a Sirte. Nei fatti è uno soltanto degli aspetti della partecipazione italiana alla campagna di Libia mentre proseguono gli scontri nei porti di petrolio.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Proglio, ricercatore all’Università Europea e professore all’Università di Tunisi Al-Manara

Gabriele Proglio_ operazione ippocrate

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