Torino. Arresti e firme per otto attivisti no sfratti
Scritto dainfosu 3 Gennaio 2017

Le accuse di resistenza a pubblico ufficiale aggravata, violenza privata e lesioni, si riferiscono alla lotta contro uno sfratto dello scorso 14 ottobre. Said, Kadija e i loro tre figli avevano vissuto per diversi anni al numero 51 di corso Regina Margherita, finché Said ha perso il lavoro e non è più riuscito a pagare l’affitto. Il loro appartamento è del celebre palazzinaro Giorgio Molino, il “ras delle soffitte”, proprietario di più di 1850 appartamenti nel capoluogo piemontese, di 200 ettari di terreno agricolo, palazzi, negozi e perfino di una caserma. In quella giornata d’autunno un presidio permanente di solidali si oppose all’attuazione del procedimento coatto. Il blocco impedì ai furgoni e agli operai di Molino di portare via il mobilio della famiglia sfrattata e li riportò in casa. Le forze dell’ordine caricarono pesantemente per liberare l’entrata dell’alloggio. Ne seguirono scontri, con di barricate di cassonetti rovesciati e fronteggiamenti, per impedire l’avanzata della celere. Nei giorni successivi ci fu una protesta al consiglio comunale per tentare un’improbabile mediazione con la giunta pentastellata, che anche in questa occasione ha dimostrato nella pratica la continuità con la giunta PD, il proprio vero volto, dove una maschera gioviale cela meschinità e una profonda sete di potere, che si sazia nella guerra ai poveri, nella sofferenza degli sfruttati.
Ne abbiamo parlato con Dana
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