Bombe turche sulla lotta all’Isis

Scritto dasu 27 Aprile 2017

Erdogan non ha atteso molto a capitalizzare i risultati del referendum che gli consente un indurimento e un consolidamento del suo comando sul Paese. Mente già piovevano le bombe al confine tra Turchia, Iraq e Siria con nette incursioni oltreconfine  dei caccia da bombardamento turchi, la furia repressiva del sultano si sfogava con un’altra ondata massiccia di arresti. Alcune fonti parlano di tremila arresti di cui un migliaio inscrivibili in quella che viene definita la rete di Gulen. Altri hanno dato cifre più contenute ma nulla, evidentemente, che assomigli a una semplice operazione della magistratura. Un’ennesima ondata di arresti che segue le migliaia dei mesi scorsi oltre alle migliaia di interdizioni ed epurazioni dagli ambiti professionali più diversi. In questa tornata sono state coinvolte ben 82 province e sono stati sospesi dal servizio migliaia di pliziotti (oltre tremila solo a Istanbul).

Secondo le ultime informazioni, 26 aerei da guerra turchi hanno attaccato Amûd e Geliyê Kersê di Şengal/Sinjar. Si è saputo che prima dell’operazione aerea, a Dêrik e nelle zone circostanti sono state completamente interrotte le reti di comunicazione.

Le Ypg hanno dichiarato che 20 combattenti sono stati uccisi dagli attacchi aerei turchi, 18 i feriti di cui 3 gravi. Nel frattempo l’agenzia ANF riporta che migliaia di persone sono scese in strada in Rojava ripondendo all’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK) a mobilitarsi contro l’attacco della Turchia.

Il quadro non è confortante ma è chiaro, perlomeno, nello svelare l’immensa ipocrisia internazionale, ed europea in particolare, che sta dietro alle rituali critiche a Erdogan e alla mancanza di democrazia, solo ultime quelle per la detenzione del blogger italiano Del Grande. I comandi USA hanno tenuto ad incontrare il comando dello YPG per stigmatizzare l’iniziativa turca così come la politica è intervenuta debolmente presso l’ambasciatore turco negli USA.

Abbiamo ragggiunto telefonicamente Paolo, un combattente italiano in forza alle unità internazionali dello YPG, perché ci raccontasse cosa è accaduto e cosa continua purtroppo ad accadere ai confini dello stato turco che in barba alle dichiarazioni della coalizione internazionale e della stessa Nato favorisce oggettivamente l’Isis e ostacola il progetto confederale e democratico del Rojava.

paoloypg

 


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