Dilagano le proteste nel Kurdistan iracheno

Scritto dasu 21 dicembre 2017

La popolazione del Kurdistan iracheno si è ribellata di nuovo. Negli ultimi giorni la gente è scesa in piazza in 13 province del Kurdistan del sud con lo slogan “Governo dimettiti”. Sono moltissimi i villaggi e le città dove la popolazione ha protestato scontrandosi con le forze asayish, la polizia e i peshmerga anche se non voleva. In molti luoghi edifici di partiti, istituzioni ufficiali e check point sono stati dati alle fiamme. Nel pomeriggio del secondo giorno hanno iniziato a circolare notizie di spari sui manifestanti e ieri, diverse persone hanno perso la vita per mano della polizia a Rania e Koye, 6 a Rania e 1 a Koye. A Sulaymaniyah, Chamchamal, Piremegrun e in altri luoghi insorti, centinaia di persone sono rimaste ferite.

Le richieste sono precise: non solo il pagamento degli stipendi in stand by da anni e non solo la fornitura di servizi essenziali, collassati sotto la crisi economica che da tre anni attanaglia Erbil, ma anche le dimissioni immediate dell’attuale governo. E non mancano i riferimenti più politici: la folla ha gridato slogan contro l’esecutivo responsabile di aver ceduto al governo centrale di Baghdad le zone contese, durante l’offensiva lanciata dalle forze irachene post-referendum e che ha permesso loro di riprendere aree che dal 2014 i peshmerga curdi controllavano. Sinjar, parti della provincia di Nineve, ma soprattutto la ricca Kirkuk, da decenni contesa tra curdi e arabi che ne rivendicano la proprietà.

Ascolta la diretta con Jacopo, compagno in Kurdistan

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Ascolta la diretta con Luigi, regista del film-documentario “Binxet, sotto il confine”

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