Auschwitz non è una parola polacca

Scritto dasu 3 febbraio 2018

Le leggi polacche identitarie vanno di bianchetto sulla storia. Quello che lascia stupefatti è l’operazione spregiudicata della parte fascista del paese, che ha voluto nascondere per legge malefatte di polacchi collaborazionisti – tra i quali allignavano anche sionisti (polacchi) altrettanto fascisti – e antisemiti protagonisti di pogrom anche dopo la fine della guerra; probabilmente indotto dal ritorno in termini di apprezzamento da parte di una nazione che è scesa in massa a novembre in piazza per sancire il proprio catto-fascismo, la xenofobia feroce, il governo che ha prodotto riforme della Giustizia per continuare a perseguire politiche totalitarie senza poter essere contenuto in alcun modo, si è fatto alfiere di un’iniziativa quasi assurda: prevede la reclusione fino a 3 anni per chi asserirà che i Lager nazisti avevano a che fare con i polacchi, come se Auschwitz, solo perché conosciuta come tale e non come Oświęcim, non fosse una città abitata per lo più da polacchi… che ben che sia andata non si sono accorti di essere vicini di casa di Auschwitz, altrimenti hanno partecipato a pogrom, e documenti storici lo documentano. Come si può pensare di poter falsificare acriticamente per legge un lavacro purificatorio di un intero popolo settant’anni dopo; quanto si sentono isolati gli stati del gruppo di Visegrad e fieri di esserlo? e di fare le vittime a loro volta?

Ne abbiamo parlato con Salvatore Greco di PoloniCult

leggi polacche identitarie di sbianchetto


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