Brexit, accordo Ue-Londra tra promesse mancate e questioni aperte

Scritto dasu 21 Marzo 2018

Dopo mesi di trattative, lunedì Unione Europea e Gran Bretagna hanno annunciato di aver raggiunto un accordo di massima sul “periodo di transizione” che si aprirà a partire dal 29 marzo 2019, data dell’uscita formale del Regno Unito dall’Ue. A partire da quella data, e fino alla fine del 2020, la Gran Bretagna sarà formalmente fuori dall’Unione europea ma continuerà a commerciarvi liberamente mentre sarà discusso l’assetto dei futuri rapporti commerciali. Anche i diritti dei cittadini Ue rimarranno immutati per tutta la durata del periodo di transizione, mentre resta aperta la questione dell’Irlanda e del suo confine con Irlanda del Nord.

Il capo negoziatore europeo Michel Barnier e il suo collega britannico David Davis hanno parlato tiepidamente di “progressi” e hanno promesso che un’intesa è “vicina”. Tuttavia – se sembra quindi sfumare l’ipotesi di una “hard Brexit” – nel Regno Unito la notizia dell’accordo è stata accolta con molto scetticismo, soprattutto tra i sostenitori dell’uscita dall’Unione. Il governo inglese, infatti, ha fatto molte concessioni alle richieste di Bruxelles, venendo meno a una serie di promesse che avevano dominato il dibattito referendario sulla Brexit. A irritare particolarmente gli euro-scettici – tra le altre cose – il fatto che la Gran Bretagna non avrà alcuna voce in capitolo nella formalizzazione delle quote europee sul pescato.

Abbiamo commentato gli ultimi sviluppi della vicenda con Nicola Montagna, docente di sociologia alla Middlesex University di Londra:

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