I numeri sugli sbarchi e qualche riflessione

Scritto dasu 8 ottobre 2018

Schiacciate dalla retorica populista salviniana della chiusura dei porti, delle espulsioni lampo e della “pacchia finita” per tutti gli irregolari, finiscono tante vite che tentano la fortuna attraversando il mare. Una ricerca condotta su dati ufficiali forniti dall’Unhcr sulle partenze dalla Libia ci dice che negli ultimi 15 mesi le persone che hanno preso il mare per raggiungere l’Italia sono diminuite, tanto da fare di settembre il mese con il più basso numero di sbarchi dal 2012. Ma non è purtroppo l’unico dato a saltare agli occhi; negli ultimi mesi c’è stato anche un aumento esponenziale del numero di morti.

Questo perchè dal 15 luglio 2017 fino all’inizio del governo Conte la politica di gestione dei flussi portata avanti dal ministro Minniti non aveva potuto impedire i salvataggi in mare da parte delle Ong, pena una frattura nella maggioranza di governo. E questo, unito all’intervento del governo in terra libica per fermare le partenze, ha prodotto una diminuzione evidente degli sbarchi ma anche una diminuzione delle morti in mare.

Ora le politiche di dissuasione al salvataggio sono totali e, nonostante gli sbarchi siano diminuiti di circa l’80 per cento, il dato delle morti in mare è schizzato in alto.

Altro problema, per ora e per il futuro, è la difficoltà di accertare i naufragi visto che non ci sono praticamente più navi che solcano il Mediterraneo con quello scopo.

Dunque anche se è difficile dire cosa succederà nei prossimi mesi, quello che pare essere certo, ed emerge chiaramente dalla ricerca di cui vi abbiamo parlato, è che il numero di morti in mare continuerà ad aumentare nonostante si preveda che gli sbarchi saranno circa di 20mila persone, un decimo rispetto ai numeri di qualche anno fa.

Ne abbiamo parlato con Matteo Villa ricercatore dell’Ispi

 

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