Algeria. Un’ambigua vittoria

Scritto dasu 12 Marzo 2019

Dopo tre settimane di imponenti manifestazioni lunedì 11 marzo il presidente Bouteflika ha fatto un doppio annuncio. Ha ritirato la propria candidatura alle presidenziali del prossimo 18 aprile ed ha rimandato a data da destinarsi le elezioni.
Le piazze si sono riempite di manifestanti in festa per essere riusciti ad impedire che un uomo gravemente malato dal 2013 e ormai incapace arrivasse al proprio quinto mandato.
Crisi economica, corruzione, mancanza di prospettive hanno fatto crollare la fiducia nell’uomo, che vent’anni fa si era assunto l’onere di traghettare il paese oltre la guerra civile, che aveva fatto oltre centomila morti.
Il clan del presidente ha fatto un passo indietro ma non intende mollare il potere: nei giorni scorsi la discesa in campo di oltre mille giudici che si schieravano contro il quinto mandato all’anziano presidente, è stato il segno di un’aporia che era nell’aria da settimane. Il potere giudiziario è interamente controllato dal regime, che parimenti controlla la polizia. La relativa “morbidezza” della risposta alle piazze anti Bouteflika e la minaccia di inceppare la macchina elettorale dei magistrati dimostrano che i manifestanti avevano un sostegno anche tra i sostenitori del regime, preoccupati dalle conseguenze di una leadership ormai indebolita ed incapace di intercettare il consenso dei giovani algerini.
Sullo sfondo restano i militari, vero potere in Algeria, che parrebbero appoggiare una transizione morbida. Non si espongono troppo neppure gli islamisti, che pure sono molto radicati nei settori più poveri della popolazione, dove sono riusciti ad effettuare una penetrazione culturale profonda anche grazie ad una rete caritativa, finanziata dai paesi della penisola arabica.

Siamo di fronte ad un cambiamento reale? Difficile dirlo ora, quando l’eco delle feste per il ritiro di Bouteflika non si è ancora spento. Molto dipenderà dalle piazze: la lotta continuerà o subirà una battuta d’arresto?
Un fatto è certo: Bouteflika resterà presidente sin quando verranno convocate nuove elezioni. Questo, secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente, avverrà solo dopo la convocazione di una conferenza nazionale, che potrebbe portare ed una revisione della stessa costituzione in tempi che potrebbero essere lunghi. Tanto lunghi che forse occorreva che tutto cambiasse perché tutto restasse come prima.

Ne abbiamo parlato con Karim Metref, insegnante e blogger di origini cabila, che da molti anni vive a Torino.

Ascolta la diretta:

 

 

Qui puoi ascoltare l’approfondimento fatto la scorsa settimana, sempre con Karim.

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