Elezioni turche, un rigurgito di funambolismi in ogni ambito

Scritto dasu 30 Marzo 2019

In ogni paese la iattura elettorale dà la stura ai più bassi istinti dei politici che inanellano le più improbabili promesse, sciorinando le doti massimamente seducenti e pronunciando le frasi che sull’argomento che trattano volta per volta la maggioranza degli elettori vuole sentirsi dire, aderire entusiasti nei sondaggi e magari nell’urna cambiare idea all’ultimo. Nel mondo su cui regna il Sultano ormai da un’eternità questo diventa uno spettacolo pirotecnico e reso esponenziale: in questi giorni Erdoğan è arrivato a solleticare il voto islamista proponendo di rimoscheizzare Santa Sofia (intervenendo su una decisione di Atatürk e rimangiandosi convinzioni espresse in televisione pochi giorni prima), accusare di complotto internazionale (attecchendo in un terreno fertile da sempre presente nell’immaginario turco creato dai militari da mezzo secolo) per le conseguenze di un’operazione di swap sulla lira turca di cui Murat ci spiegherà con estrema chiarezza i risvolti… il tutto condito da censure, impossibilità di accedere a notizie diffuse all’estero; l’unica fonte attraverso cui si riescono a diffondere notizie non controllate strenuamente dal regime sono i social e YouTube, quel «cancro di questo secolo» che Erdoğan voleva definitivamente eliminare durante la rivolta di Gezi.

Murat Cinar ci ha dispiegato il modo in cui tutto si collega dall’educazione militarista alla nuova riconversione di Santa Sofia, dal dispendio di soldi per drogare l’economia e creare infrastrutture enormi che hanno assorbito energie alla svendita a potenze straniere delle stesse infrastrutture, dall’acquisto di F35 agli scambi finanziari a livello internazionale

Erdogan dà il peggio di sé sotto elezioni


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