Strane e ricorrenti stragi africane: più di 30 morti in Centrafrica

Scritto dasu 26 Maggio 2019

Attribuite a raffazzonate jihad, ispirate a scontri etnici o supposti conflitti religiosi, sono diventate ricorrenti stragi con modalità simili, ma avvenute in nazioni e con motivazioni differenti. L’uso di fonti di acqua con il prosciugamento del bacino del Niger nel caso maliano è la causa a monte di tutto, in Centrafrica non è ancora chiaro quale pretesto abbia spinto a manifestarsi la diatriba decennale tra nomadi e stanziali, tra allevatori e agricoltori che sono i veri motivi del contendere nascosti dietro all’attribuzione della difesa dell’etnia fulani – per lo più musulmani – accampata da un lustro da parte degli stragisti, ma l’altrettanto accelerato processo della desertificazione del lago Ciad sullo sfondo degli annosi interessi internazionali per i ricchi giacimenti di diamanti e il business sul legname lasciano intendere a chi segue da più tempo le vicende centrafricane (contingenti militari francesi inquadrati nella missione Onu – Minusca – accusati di stupri; accordi sull’inquadramento di ufficiali di Putin in Minusca, sempre nuovi mercenari russi dei reparti speciali Wagner, forniture di armi dal Cremlino in deroga all’embargo secondo accordi con il presidente Touadera relativi allo sfruttamento da parte di Mosca di risorse minerarie; la guerriglia ex Seleka di gruppi musulmani del nord del paese e quella antiBalaka di cristiani e animisti impegnati dal 2012 in guerre fratricide) che sia soltanto una foglia di fico quella che addossa a odi etnico-religiosi questa nuova strage nella regione di Paoua, al confine con il Ciad, attribuita al gruppo 3R (Retour, Réclamation, Réconciliation), capeggiato da Sidiki, uno dei firmatari dell’ottavo trattato di pace siglato a febbraio dopo più di un anno di trattative dalle 14 sigle paramilitari con il governo di Bangui.

Per avere un’idea più chiara del mondo a cui fa riferimento questa serie di eventi ci siamo rivolti a Cornelia Toelgyes del sito AfricaExpress:

Nuova strage in nome di fulani, ma diamanti e legname, mercenari russi e missioni francesi


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