In Afghanistan 40 anni senza pace, che non è alle viste

Scritto dasu 28 Settembre 2019

Gli afgani continuano a essere bersagli di attentati, bombardamenti di droni, attacchi e vessazioni da parte di tutte le fazioni in conflitto. La nazione è composita, suddivisa in aree popolate da gruppi e tribù diverse per tradizione, religione e riferimenti culturali… finora hanno superato ogni divisione quando un elemento estraneo ha invaso un territorio il cui confine si è ridotto sempre e britannici, sovietici lo hanno esperito e ora anche gli statunitensi stanno trattando per fingere di non intromettersi mantenendo una presenza a loro utile solo in funzione di controllo delle potenze rivali nell’area, segnatamente Russia e Iran.

Ma il Movimento taliban, fortemente cambiato rispetto al 2001, più autoctono, costituito da molte realtà locali più o meno radicalizzato, in grado di controllare buona parte del territorio afgano, ha già accettato tutto ciò che poteva, irritato dai giochetti americani, ha avviato una campagna elettorale fatta di attentati sanguinosi, anche in concorrenza con i rivali del Daesh, sempre più presenti, soprattutto nel nord del paese, penetrante dalle ex repubbliche sovietiche.

Ma la pace va fatta con il nemico e non si può sempre rilanciare come ripete sistematicamente Trump come un baro che gioca l’eterna partita di poker con i suoi bluff. Prima o poi dopo le poco utili elezioni del 28 settembre riprenderanno gli incontri?

 

Ne abbiamo parlato con Antonio Giustozzi, analista freelance esperto di Afghanistan e di gruppi jihadisti.

cercando di capire meglio il movimento taliban


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