Gradisca. Proteste, evasioni solidarietà

Scritto dasu 14 Gennaio 2020

Il Cpr di Gradisca ha aperto il 16 dicembre. Vi sono stati subito trasferiti alcuni senza carte, già rinchiusi nei Cpr di Torino e di Bari-Palese, dove da mesi in molti resistono alla propria reclusione e alle deportazioni.
Il 17 dicembre, l’assemblea No Cpr ha fatto un presidio, per provare a comunicare con chi vi stavano rinchiudendo.
Mercoledì 18 dicembre Atif, che viveva nel Cara di Gradisca, proprio a fianco del Cpr, è morto annegato nell’Isonzo. Prima di lui, nell’Isonzo erano morti Taimur nel 2015, Zarzai nel 2016 e Sajid, qualche mese fa.
Domenica 28 dicembre, la sindaca Linda Tomasinsig (Pd) ha scritto su facebook: “Tutti sanno quale sia la mia posizione sul CPR: lo vorrei chiuso e basta. […] Ma i mezzi con i quali manifestare questo forte, assoluto dissenso non possono contemplare il danneggiamento e la violenza. Perciò condanno in modo altrettanto forte il gesto di chi, presumo la notte tra giovedì e venerdì, ha lordato con lo spray i muri di un palazzo storico e di una attività commerciale a Gradisca.” Il Partito democratico è da sempre favorevole ai Cpt e Cie, e i Cpr sono infatti un prodotto della legge Minniti-Orlando.

Domenica 30 dicembre, alcune delle persone recluse a Gradisca hanno ingoiato lamette, palline da ping pong e sapone per riuscire a essere portate in ospedale, fuori dal Cpr. Questi atti di autolesionismo sono forme di resistenza che le persone recluse hanno sempre praticato.
La notte di Capodanno, un ventinovenne algerino è morto sul Carso triestino davanti alla moglie e a un amico, al termine del suo viaggio lungo la rotta balcanica. Chi, come loro, arriva in Italia attraverso quella o altre rotte rischia poi, se non può regolarizzare la sua condizione, di finire in un Cpr.
Due sezioni del Cpr di Gradisca sono al momento piene. La terza non è agibile per un problema al riscaldamento. A pieno regime, il Cpr di Gradisca conta 150 posti.
In Italia, stanno aprendo nuovi Cpr. Dopo quello di Gradisca, è stata annunciata l’apertura di quello di Macomer in Sardegna e di quello di Milano.

Sabato 11 gennaio un corteo ha raggiunto il Cpr di Gradisca, riuscendo a mettersi in contatto telefonico con i reclusi. Dal vicino CARA diversi richiedenti asilo si sono uniti alla protesta.
Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, i militari sono entrati nelle celle del CPR di Gradisca, hanno picchiato ed hanno preso le sim card di alcune delle persone con cui i manifestanti erano riusciti a parlare durante la manifestazione.
Domenica 12 gennaio tra le 14 e le 16 c’è stata una rivolta, nell’ala più vicina alla strada dove ci sono cinque celle da sei persone ciascuna. I prigionieri sono riusciti a rompere i vetri, a staccare i letti a raggiungere il muro: in otto lo hanno saltato, provando a riprendersi la libertà. Tre sono stati subito riacciuffati, riportati al centro e pestati, altri cinque sono riusciti a scappare, tra di loro alcuni ragazzi molto giovani. Uno dei tre 3 presi subito è stato portato in ospedale, un altro sta male. Un ragazzo marocchino lunedì ha tentato di suicidarsi ed è stato fermato dagli altri.
Lunedì sono stati dati alle fiamme molti materassi per riscaldarsi: la polizia ha sparato gli estintori dentro le celle.

Ne abbiamo parlato ccon Raffaele dell’assemblea contro CPR e frontiere del Friuli Venezia Giulia.

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