裸のラリーズ Les Rallizes Dénudés neri fantasmi psichedelici

studioandsoundboard69-75

l’epopea di una band senza dischi,  tra assoli all’arma bianca, propaganda,  esistenzialismi malcelati e il dirottamento di un aereo

Kimio Mizutani è una leggenda. Ogni tanto spero che le sue valigie vuote ritornino (les rallizes denudes è una storpiatura in salsa godardiana di una espressione che significa praticamente sfigati), riemergendo dalle fogne di Tokio. Tokio dove tutto iniziò, ormai quasi 40 anni fa.  Una storia che è come una fondazione biblica senza un demiurgo. Mizutani che appare e sparisce dietro un giubbotto di pelle celandosi dietro un isolazionismo rivoluzionario radicale. La rivoluzione, la contestazione contro il vietnam, il socialismo, l’esistenzialismo, la critica radicale alla guerra, agli stili di vita convenzionali, all’omologazione: dalla comune artistica Gendai Gekijo i nostri furono agitatori, ancor prima che musicisti. Libretti su Jean Paul Sartre, Antonin Artaud e Jacques Derrida.  Ostracizzati in patria,  i Rallizes hanno “inventato” il rock psichedelico giapponese, lastricandone la strada, così velvettiana eppure così stordita, tra feedback, rumore bianco e placide ballate post garage.
Dalla sua Mizutani ha fatto di tutto per essere dimenticato, complici anche le accuse di attentato alla nazione in seguito all”arresto del bassista per una storia di eversione politica che scioccò il Giappone, ancora sconvolto per i danni della guerra.
Se oggi parliamo di musica psichedelica, lo dobbiamo a Mizutani, uno che – per dire – ha tra i suoi discepoli gente come High Rise, Gaseneta, Fushitsusha, Keiji Haino e tutto lo scibile hard-noir di Nipponkoku. Una storia improbabile per una band incredibile, capace di creare una leggenda senza incidere mai un disco. Oggi Mizutani vive nascosto in qualche rifugio antiatomico sotto la città di Tokio. E’ stato definito variamente barbone, rivoluzionario, terrorista, bob dylan e bader meinhof. A noi piace ricordarlo come uno dei fantasmi elettrici che aleggiano ancora sulle rovine fumanti del cosiddetto rock, ormai ridotto ad una noiosa riproposizione dei soliti modelli.
Nera pece su blackout.



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