Gas, ENI, Russia. Soldi e propaganda

L’inverno alle porte si è aperto con una campagna mediatica all’insegna della paura. Paura che la Russia chiuda i rubinetti del gas o alzi il prezzo, dopo le sanzioni dell’UE per la crisi Ucraina.
Un buon modo per scaricare sulla Russia la responsabilità delle bollette in continua crescita.
Ma come stanno davvero le cose? Se veramente c’é la crisi perchè tra le voci delle nostre bollette c’é l’ammortizzazione del rigassificatore di Livorno completato oltre un anno fa e mai entrato in funzione?
Questa vicenda basterebbe da sola gettare suce sull’ennesima speculazione ai danni dei cittadini, raggirati dalla minaccia di un inverno al freddo. Una minaccia fatta di nulla. La Russia se non vende il gas non incassa, l’Italia ha tutto l’interesse a continuare a comperarlo. Banale? Tanto banale che ci sono volute montagne di carta stampata per seppellire questa banale verità.

In Russia, oltre il circolo polare artico, sotto la tundra siberiana, è nascosta la riserva di combustibili più grande del mondo. Un terzo della ricchezza della Gazprom arriva dai giacimenti naturali di gas attorno a Urengoy. Attraverso questa azienda statale controllata direttamente da Putin, il Cremlino conta di restituire alla Russia un ruolo da superpotenza mondiale.
Urengoy è una delle tante “città chiuse” dove sopravvive la vecchia Russia della nomenclatura confusa con la oligarchia dei nuovi ricchi. La polizia e i servizi segreti sono ovunque. Da questo impianto e dagli altri che confluiscono lungo la strada, inizia il lungo viaggio del gas russo, che passando dall’Ucraina alla Polonia, arriva in Europa. Un viaggio di migliaia di chilometri sino alle caldaiette delle nostre case. La geografia dei tubi di distribuzione rappresenta la mappa del potere: quando cambia il luogo di partenza, cambiano anche i pedaggi e quindi i rapporti di forza. Quello che non cambia è l’interesse di chi compra e di acquista.
La centrale operativa della Snam in Italia è a San Donato milanese: lì è il cuore del sistema di distribuzione su tutto il territorio italiano. La centrale di San Donato è protetta come quella siberiana di Urengoy: sembra un fortino.
Oggi la Snam gestisce i tubi fino alla periferia dei singoli comuni, poi la distribuzione casa per casa è nelle mani delle municipalizzate alle quali paghiamo la bolletta. In questa bolletta il gas è il 33%: il resto sono solo tasse.
Lo scorso anno noi tutti facemmo un bel regalo all’ENEL, pagando una supposta emergenza gas, tamponata con il ripristino momentaneo delle centrali a olio.

I fatti, semplici e grezzi, ci raccontano un’altra storia. E’ la storia di una relazione commerciale tra Italia e Russia che non si è mai interrotta nemmeno quando la guerra fretta era più ghiacciata della tundra siberiana.
Non c’é nessuna emergenza gas. L’unica emergenza – continua – sono le bollette gonfiate per pagare inutili rigassificatori.
Però. Una nota positiva c’é. Meglio pagare per un rigassificatore fermo che verder entrare in funzione una gigantesca bomba galleggiante tra le case. Chi si accontenta… Altro discorso, tutto da aprire, è quello di una gestione dal basso delle rinnovabili. Una scommessa importante, che però si scontra con il perdurare di una mentalità statalista tra tanta parte della cosiddetta “sinistra”.

Anarres ne ha parlato con Maurizio Zicanu, compagno livornese da sempre in prima fila nelle lotta ambientaliste.

Ascolta la diretta:

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