Ovunque è Kobane, ovunque è resistenza. Diretta dalla Turchia

Presidio solidale con la resistenza del Rojava – martedì 14 ottobre
ore 18 – in piazza Castello a Torino
Da più di due anni il popolo del Rojava – regione a maggioranza curda nel nord della Siria – ha liberato il proprio territorio sperimentando una vera e propria rivoluzione sociale, fondata sulla partecipazione dal basso, l’uguaglianza tra uomini e donne e il rispetto dell’ambiente.
Proprio in queste ore, la “confederazione democratica” del Rojava è sotto attacco.
Le sue milizie di difesa del popolo (YPG) e delle donne (YPJ), con l’aiuto dei guerriglieri del PKK, stanno combattendo – in particolare nel cantone di Kobane – un’eroica e disperata resistenza contro i tagliagole dello “Stato islamico”.
L’autogoverno del Rojava sta dimostrando sul campo la possibilità di un’ alternativa alla balcanizzazione del Medio oriente, alla guerra fratricida, alla rapina delle risorse…
Proprio per questo si trova isolato, censurato, strangolato, dalla politica ipocrita di tutte le forze statali e capitaliste (Turchia in testa), che sostengono di fatto l’avanzata dell’I.S., mentre pubblicamente fingono di opporvisi.
Proprio per questo, in ogni dove c’è chi sta riconoscendo come propria la resistenza degli uomini e delle donne di Rojava!
Spezziamo l’isolamento!
Sosteniamo la resistenza del Rojava!

Questo l’appello per un primo momento di azione solidale con gli uomini e le donne del Rojava.

Anarres si è collegata con Murat Cinar in Turchia.

Con Murat abbiamo fatto il punto sulla rivolta sociale in Turchia, dove cresce l’opposizione alla politica di Erdogan, che ha murato la frontiera con la Siria, impedendo il passaggio sia di aiuti per la popolazione, sia di armi e volontari pronti a unirsi alle miliziani e alle miliziane delle YPG/YPJ, che resistono con armi leggere all’artiglieria e alle armi pesanti dell’ISIS.
Ai tagliagole dello “Stato islamico” è stato delegato il compito di far piazza pulita di un’anomalia libertaria, che potrebbe contaminare altri territori, mostrando la possibilità concreta di una pratica politica federalista, oltre il filo spinato degli Stati nazione. L’Isis è stata (ed è ancora) sostenuta da chi oggi l’addita come male da combattere, ma non fa nulla per evitare il massacro.
La jahad del califfo oggi impensierisce chi l’ha finanziata, armata, sostenuta, ma in Rojava è il cane da guardia del (dis)ordine imperiale.
Per due anni il governo turco ha permesso alla mafia locale di far passare armi e combattenti in Siria.
Erdogan da giorni dichiara che Kobane è perduta, che non ci sono più bambini o anziani in città. Mente.
Meno ipocrite sono le dichiarazioni che pongono sullo stesso piano l’ISIS, e le YPG/YPJ, considerate entrambe organizzazioni terroriste.

Negli ultimi giorni le rivolta sta divampando in Turchia, dove negli scontri ci sono stati 28 morti, uccisi sia dalla polizia sia dalla destra ultranazionalista turca, come dagli islamisti curdi delle formazioni finanziate e sostenute dai servizi segreti turchi.
Il governo Erdogan, che pure era riuscito a farsi eleggere per il terzo mandato, nonostante la rivolta di Ghezi Park e le accuse di corruzione che avevano investito il suo partito, oggi rischia grosso.

Molto forte è l’opposizione popolare ad una guerra in Siria, mentre cresce la solidarietà – non solo tra i curdi – con la resistenza in Rojava.

Martedì 14 ottobre Murat si collegherà con piazza Castello a Torino, per un aggiornamento sulla situazione.

Ascolta la diretta di oggi:

2014 10 10 murat turchia




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