Una soffocante normalità

Il tema dei matrimoni omosessuali è stato al centro del recente Pride di Torino, che gli organizzatori hanno dedicato al tema della famiglia.
Nel Pride subalpino hanno trovato spazio anche altre voci, quelle dei senza famiglia che si sono raccolti intorno allo spezzone “FAMoLo!”.
Qui potete leggere sia il testo dell’appello del FAMoLo!, sia il testo che abbiamo distribuito al Pride.
Anarres ne ha parlato con Ricke, femminista e lesbica, che ha posto l’accento sul problema culturale che le richieste di riconoscimento da parte dello Stato comporta. Il voler vincolare l’accesso ad alcuni diritti negati come la pensione di reversibilità, l’adozione di bambini, gli assegni familiari al matrimonio, stringe in una gabbia normativa le relazioni, gli affetti, la sessualità. La richiesta di potersi sposare, il parlare, al singolare, di famiglia comporta l’adeguamento al modello eterosessuale, monogamico, in cui la “famiglia” è data dall’unione di due persone con i loro figli.
L’imporsi di questo modello culturale cancella la pluralità degli approcci individuali e collettivi che attraversano il movimento glbt e gli stessi eterosessuali.
Questa “voglia di normalità”, questo desiderio di poter celebrare di fronte allo Stato, ai parenti, agli amici un rito di passaggio che dia crisma di “ufficialità” ad una relazione tra persone segnala l’impasse nella quale si è bloccato il movimento glbtq e, prima, quello femminista.
Pur lasciando a preti e fascisti il definire chi può e chi non può accedere ad un riconoscimento della propria unione, resta, pesante, sul piatto il problema che la libertà di accesso a certi diritti dovrebbe essere separata dall’adesione ad un ideale normativo soffocante.
Se la questione è in primo luogo culturale, solo la valorizzazione della diversità dei percorsi può sciogliere un nodo che rischia di divenire un cappio al collo per tutt*.

Ascolta la chiacchierata con Ricke
2013 06 14 ricke matrimoni omosessuali




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