Francia: il presidente è forte?

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Il sistema verticistico e bonapartista della quinta repubblica francese richiede un uomo forte. Inaugurato negli anni sessanta dal generale De Gaulle, il sistema, che prevede che il capo dello stato sia anche capo dell’esecutivo, non è adatto ad un politico sbiadito come Hollande, troppo impegnato a sedare conflitti interni al partito socialista francese.

Così, a dispetto del debole Hollande, politici come Manuel Valls e Laurent Fabius, rispettivamente ministro dell’interno e degli esterni, mostrano i muscoli, cercando di accreditarsi come uomini forti e dunque più adatti alla poltrona presidenziale.

Per cavalcare l’ondata securitaria e xenofoba, Valls non ha esitato a rimpatriare con la forza una ragazzina kosovara e tutta la sua famiglia, mentre Fabius è impegnato a giocare sullo scacchiere delle ex colonie africane. Dopo aver ottenuto la liberazione degli ostaggi in Niger grazie all’interessamento diretto del presidente nigeriano, Fabius ha offerto il supporto militare alla lotta anti-jihadista in Mali, caldeggiata proprio dal Niger e dal Ciad. Territorio, quello malinkè,  ricco di risorse che fanno gola all’assetata (di nucleare) Francia: nel paese africano si trovano infatti giacimenti di uranio.

Intanto Hollande sospende un’ecotassa promossa dal precedente governo. La tassa consisteva nel pagamento di 16 centesimi al kilometro per grossi mezzi di trasporto e ha fatto infuriare non poco i latifondisti agricoli e gli autotrasportatori della Bretagna, regione dove si sono svolte numerose proteste contro la tassa.

Ascolta il contributo di Rino Genovese, ricercatore autonomo, ricco di analisi critiche e motivazioni storiche.

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