Il governo dell’uomo indebitato

lazzarato_debitoCosa diventa l’uomo indebitato nella crisi? Qual è la sua principale attività? La risposta è molto semplice: paga! Deve espiare la sua colpa, il debito, pagando sempre nuove tasse, ma non solo. La crisi finanziaria, trasformata in crisi dei debiti sovrani, impone nuove modalità di governo e nuove figure soggettive tanto dalla parte dei governanti («governi tecnici») che dalla parte dei governati (l’uomo indebitato). Chi governa l’economia del debito e con che mezzi? Come si sono modificate le tecniche di controllo della popolazione? Cosa è diventa la democrazia una volta che è regolarmente sospesa per permettere l’applicazione di direttive che provengono da istanze economiche e politiche sovranazionali?
Per rispondere a queste domande il libro si confronta con la teoria della governamentalità di Michel Foucault, che la crisi ci obbliga a ridefinire e allargare, con il concetto di capitale di Marx e di capitalismo (di quelli venuti dopo di lui), anche loro ridefiniti sotto l’incalzare della finanziarizzazione e, per, finire con il concetto di Stato e di Welfare elaborato da Carl Schmitt.
La tesi del libro è che ciò a cui mira il governo del debito  non è uno «Stato minimo», ma uno stato liberato dalla pressione delle rivendicazioni sociali e dalla minaccia dell’allargamento dei diritti per portare a termine l’enorme trasferimento  di ricchezza dal settore pubblico a quello privato, cominciato dal neoliberismo negli anni Settanta.

Dopo “La fabbrica dell’uomo indebitatoMaurizio Lazzarato ritorna, con “Il governo dell’uomo indebitato“, a investigare l’uso politico della crisi da parte del Neoliberismo e la sua produzione di una nuova figura figura globale, quella dell’uomo indebitato. Ricordandoci che Stato e Capitale sono continuamente imbricati nel riprodurre il loro dominio e che non è importante se la finanzia sia parassitaria, speculativa o produttiva: “la finanza è la politica del capitale”.

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Per approfondire:

Introduzione a “Il governo dell’uomo indebitato”

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