No Tav. Chiuse le comunicazioni

bloccare tutto tavNon si placa l’accanimento della Procura contro Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, rinchiusi alle Vallette con l’accusa di terrorismo dallo scorso 9 dicembre.
Sin dai primi giorni a tutti erano stati concessi gli incontri con amici a familiari. Lunedì mattina ad un amico e a un familiare di Chiara è stato negato un colloquio già fissato. Nel pomeriggio si è saputo che il provvedimento preso dai PM Rinaudo e Padalino riguardava tutti e quattro gli attivisti. Secondo quanto riferiscono i legali la Procura ha la possibilità di imporre questa restrizione per non meglio precisate esigenze investigative, sulle quali non c’è alcuna possibilità di controllo. Sul quotidiano La Stampa Massimo Numa accenna ad indagini per arrivare ad altri arresti. E’ tuttavia difficile immaginare quale esigenza di cautela possa esservi dopo oltre un mese.
I quattro No Tav sin dal primo giorno sono stati sottoposti ad un regime di sorveglianza speciale. Niente aria né socialità con altri detenuti, chiusi in cella per buona parte della giornata. Claudio e Nicolò sono nella stessa cella, Mattia è in cella con un altro ragazzo: i tre sono nella medesima sezione ed hanno la possibilità di comunicare tra di loro. Al femminile Chiara si trova da sola.
La corrispondenza censurata e in ritardo già limitava i loro contatti con l’esterno, la decisione di vietare anche i colloqui, serra sempre di più la gabbia che li chiude.
Da lunedì mattina Chiara è completamente isolata.
È trascorsa solo una settimana dalla decisione del tribunale del Riesame di confermare l’accusa nei loro confronti.
I giudici nelle motivazioni della sentenza hanno scritto: “È ravvisabile la finalità di terrorismo tenuto conto che l’azione è idonea, per contesto e natura, a cagionare grave danno al Paese, ed è stata posta in essere allo scopo di costringere i pubblici poteri ad astenersi dalla realizzazione di un’opera pubblica di rilevanza internazionale”.
Con queste motivazioni può essere accusato di terrorismo chiunque si opponga attivamente ad una scelta del governo.
Ricordiamo che l’azione di cui sono accusati i quattro No Tav è un sabotaggio al cantiere Tav in Clarea, nella notte tra il 12 e il 13 maggio. In quell’occasione venne danneggiato un compressore, nessuno si fece male.
Ieri, in un tribunale blindatissimo, forse per timore di nuovi problemi agli impianti idraulici, si sono svolti gli interrogatori dei quattro compagni, che si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere. I PM paiono decisi a istruire il processo in tempi molto rapidi.
Anche la stazione di Porta Nuova e, in particolare, la sala vip e i binari del Freccia Rossa, più volte teatro di proteste e blocchi No Tav, sono stati pesantemente militarizzati.
Evidentemente la polizia temeva un’azione solidale con i compagni, cui erano stati negati i colloqui. Un timore autentico, perché nel tardo pomeriggio, un gruppo di attivisti ha bloccato il traffico con masserizie e striscioni alla rotonda di piazza Baldissera, tra via Cecchi e corso Vigevano. Il blocco è durato circa un quarto d’ora. Su uno striscione compariva la scritta “voi bloccate i colloqui, noi blocchiamo tutto”.
In serata alcuni compagni reduci dal un caldo e rumoroso saluto al carcere delle Vallette sono stati fermati, identificati e rilasciati dopo circa un’ora.
Ne abbiamo parlato con Francesco, un No Tav torinese

Ascolta la diretta:

Francesco

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