Ucraina. Opposti nazionalismi

magia fuoco purificazione esorcismoLa guerra civile nelle regioni orientali dell’Ucraina si sta giocando sulla contrapposizione tra opposti nazionalismi, l’uno con espliciti richiami all’identità ucraina declinata secondo ai canoni tipici dell’estrema destra, l’altro con chiari riferimenti alla resistenza antinazista russa durante la seconda guerra mondiale.
Narrazioni false, utili però a dare forza a legami identitari, che da queste narrazioni traggono la linfa simbolica che giustifica una guerra che si basa su identità escludenti.
In alcuni casi il volersi russi o ucriani non dipende né dalla lingua né dalla cultura, ma da una scelta di campo.
Giacomo, un compagno che fa giornalismo free lance in aree di guerra, ha trovato ospitalità da due giovani ucraini di famiglia e lingua russa, che temono l’autoritarismo putiniano più dei fascisti di Pravi Sector.
Dalla sua testimonianza emerge una realtà più composita e difficile da decodificare di quella presentata dai media main stream italiani.

Ascolta la diretta con Giacomo:

2014 07 09 ucraina giacomo

Sullo stesso argomento vale la pena riportare gli stralci più significativi di un articolo di Matteo Tacconi sul Manifesto del 25 giugno:

“Chi sono i ribelli dell’est ucraino? Per Kiev sono ter­ro­ri­sti seces­sio­ni­sti mano­vrati da Mosca, per i media russi forze di auto­di­fesa che resi­stono ai gol­pi­sti della Maj­dan. Defi­ni­zioni sche­ma­ti­che di un uni­verso ben più arti­co­lato. In linea con lo sce­na­rio ucraino nel suo complesso.

La destra dell’est
In attesa di capire se il piano di pace di Poro­shenko non è un foglio di carta, si può par­tire da destra. L’insurrezione a Done­tsk, come nella vicina Lugansk, regi­stra la pre­senza di per­so­naggi ricon­du­ci­bili all’estremismo russo e russo-ucraino.

Uno è Pavel Guba­rev. Tren­tu­nenne, impren­di­tore, ha una sto­ria di mili­tanza in Unità nazio­nale russa, for­ma­zione con vena­ture xeno­fobe. È stato lui, a marzo, in con­co­mi­tanza con lo scop­pio della crisi di Cri­mea, a gui­dare la presa dei palazzi, fre­gian­dosi poi della carica di gover­na­tore della Repub­blica di Done­tsk. Arre­stato, è stato rila­sciato a mag­gio. In quei giorni sono state attive altre sigle radi­cali, tra cui l’Unione eura­sia­tica della gio­ventù, brac­cio gio­va­nile di Eura­sia, movi­mento pre­sie­duto dall’accademico russo Alek­sandr Dugin, uomo dal pro­vato pen­siero radicale.

Da poco ha invi­tato a par­lare alla Lomo­no­sov, l’università mosco­vita dove inse­gna, Gabor Vona. È il numero uno di Job­bik, la destra unghe­rese più becera. Sem­pre a pro­po­sito di destre inter­na­zio­nali s’è venuto a sapere che i polac­chi di Falanga e gli ita­liani di Mil­len­nium hanno inviato loro rap­pre­sen­tanti a Done­tsk. Il che rivela che la fami­glia nera euro­pea s’è schie­rata dall’una e dall’altra parte della bar­ri­cata ucraina. Non sol­tanto a Kiev, con Pra­vyi Sek­tor e le altre bande della Maj­dan. Nell’est ucraino un’altra per­so­na­lità che si col­loca a destra è Ale­xan­der Boro­dai, un russo, il capo del governo della Repub­blica di Done­tsk. A Mosca Boro­dai ha la fama di uno dei più noti inter­preti dell’ultranazionalismo e com­menta spesso sulla rivi­sta Zav­tra, cassa di riso­nanza di que­sti ambienti, che ha recen­te­mente pub­bli­cato una sorta di mani­fe­sto della Nuova Russia.

È il nome di quella che dovrebbe essere un’entità sta­tuale com­po­sta dalle aree di Done­tsk e Lugansk, pos­si­bil­mente allar­gata alla Trans­ni­stria e a Odessa. Il discorso sulla Nuova Rus­sia allarga il campo dell’analisi, svin­co­lan­dola dal solo tema, limi­tante, della col­lo­ca­zione poli­tica. In ballo ci sono sen­ti­menti, per­sone in carne e ossa. Alcune delle quali per­ce­pi­scono il rap­porto tra Ucraina e Rus­sia come una cosa intima. Ci si arruola nelle mili­zie filo­russe anche in nome di quest’idea, che trova ampi riscon­tri nella sto­ria, nella cul­tura e nella let­te­ra­tura. Sulla Maj­dan è acca­duta grosso modo la stessa cosa.

La rivolta ha avuto una sua impor­tante pul­sione sto­rica e cul­tu­rale, iden­ti­fi­ca­bile nel pen­siero nazionale-nazionalista ucraino, for­giato nell’ovest del paese e pro­teso a sepa­rare la vicenda bio­gra­fica ucraina da quella russa.

Nell’insurrezione dell’est influi­scono, restando sul piano della sto­ria, anche i retaggi della seconda guerra mon­diale. In que­sto senso la Mai­dan e la sua com­po­nente ultra­na­zio­na­li­sta ha assunto il sapore di una replica a scop­pio ritar­dato delle atti­vità dispie­gate nell’Ucraina occi­den­tale dai mili­ziani di Ste­pan Ban­dera, fau­tori di uno stato ucraino etnico. Con­tras­sero un’alleanza tat­tica con Hitler in fun­zione anti­so­vie­tica e anti­po­lacca. Oggi la figura di Ban­dera spacca il paese. I cir­coli nazio­na­li­sti lo ele­vano al rango di eroe. L’est, sen­si­bile alla Rus­sia e alla tra­di­zione della grande guerra patriot­tica, lo bolla come un nazista.”

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