Lavoratori e lavoratrici della Capitanata in corteo a Foggia il 26 settembre

vol_26sett_ita_fronte-page-001Questa mattina abbiamo parlato con Irene, di Campagne in Lotta, per capire cosa ha portato molti/e lavoratori e lavoratrici precari/e della Capitanata a lanciare il corteo auto-organizzato di venerdì 26 settembre a Foggia. Una manifestazione importante, un tentativo forte di portare alla luce le precarie condizioni di vita e di lavoro di chi lavora nelle campagne della zona e non solo.

I lavoratori e le lavoratrici, in gran parte migranti e rifugiati, vivono nelle vicinanze di Foggia o da anni passano molti mesi dell’anno nel Grand Ghetto, una delle baraccopoli più grandi del Sud Italia, in un territorio che rappresenta il primo comparto nazionale di produzione e raccolta del pomodoro.

Da qualche tempo il Grand Ghetto è nuovamente sotto attacco, essendo finito nelle mire legalitarie e repressive di politicanti e istituzioni, che periodicamente minacciano sgomberi (“svuotamenti”…) e promettono la costruzione di nuove tendopoli finanziate con milioni di euro. Tendopoli, “campi” legalizzati, la cui funzione è quella di gestire e controllare una “popolazione” di cui non si prendono mai in considerazione i reali problemi, oltre a quella di depoliticizzare il tema dello sfruttamento lavorativo su cui si basano i profitti di caporali, multinazionali e Grande Distribuzione Organizzata all’interno della filiera agroalimentare.

Chi da anni vive e sopravvive con la raccolta dei pomodori nella zona di Rignano non ha conosciuto altro che precarietà lavorativa e di vita. La politica istituzionale e le varie task force create ad hoc non fanno che confermare la gestione discriminatoria di aperta ghettizzazione nei confronti di chi viene sfruttato nelle campagne, ad ogni latitudine geografica.

Cinque i temi che saranno al centro del corteo del 26 settembre, a Foggia.

– La possibilità di accedere all’iscrizione anagrafica per i senza fissa dimora (prassi prevista dalla legge, ma applicata in pochissimi comuni italiani) e ottenere la RESIDENZA, requisito fondamentale per rinnovare il permesso di soggiorno e che ad oggi ci viene negata, rendendoci irregolari e dunque ancora più ricattabili.
– Il rispetto da parte della Questura di Foggia dei termini di legge per il rilascio ed il rinnovo delle diverse tipologie di permesso di soggiorno, e la cessazione da parte della Questura stessa di richieste del tutto arbitrarie che contribuiscono a creare irregolarità.
– Controlli effettivi e trasparenti sulle aziende, e garanzie per la tutela dei lavoratori, dal momento che quasi la totalità di noi lavora in modo irregolare, senza effettivo contratto e previdenza, e a paghe infime – soprattutto nel settore agricolo.
– La garanzia di trasporti verso i luoghi di lavoro, che possano eliminare l’intermediazione dei caporali.
– La possibilità di vivere nei centri urbani e avere accesso ad abitazioni normali, rifiutando soluzioni che rispondono a logiche di ghettizzazione.”

Ascolta il contributo di Irene

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