Profughi. Un buon affare

Che i profughi, gli immigrati, i rom siano un buon affare ormai lo sanno tutti. Dopo l’inchiesta su Mafia Capitale è noto che “rendono più gli zingari che la cocaina”.

I profughi costano in media 40 euro al giorno. Questi soldi soldi non finiscono nelle loro tasche ma nelle casse delle cooperative e strutture di accoglienza, che tranne piccole eccezioni ci lucrano offrendo in cambio poco o nulla, anche quando non entrano in campo gli appetiti delle mafie.

Il grande business dell’accoglienza è dovuto in buona parte ai ritardi con cui lo Stato risponde alle richieste di asilo. Secondo la legge non dovrebbero passare più di tre settimane. Nei fatti passa anche un anno prima della risposta. Poi ci sono gli eventuali ricorsi.

In questo tempo il profugo non può lavorare, se non in nero. E’ in un limbo.
Oggi in Italia sono 81mila i migranti che si trovano in strutture d’accoglienza. Sessantacinquemila hanno presentato domanda di asilo politico, mentre gli altri o hanno status particolari (i bambini per esempio) oppure non hanno ancora fatto domanda. Chi deve decidere se hanno diritto o no — sulla base di una serie di requisiti, primo tra tutti le condizioni del paese di provenienza — sono le 40 commissioni territoriali nominate dal ministero dell’Interno che dipendono dalle Prefetture.

In attesa della risposta i profughi possono essere ospitati nei Cara, i grossi centri per richiedenti asilo, strutture a metà tra la scuola e la prigione. Altri vengono assorbiti nel circuito del sistema Sprar (sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati). Oppure, terza ipotesi, essere ospitati nei Cas, i centri di primissima accoglienza.
Molti non trovano posto da nessuna parte e restano in strada. Invisibili.

E’ il mondo al tempo delle frontiere.

Ne abbiamo parlato con Federico, un compagno che ben conosce la situazione dei profughi.

Ascolta la diretta:

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