16 dicembre: è sciopero dei medici

 

La sanità versa ormai in condizioni pessime. L’idea, radicatasi attraverso quasi un ventennio di interventi legislativi scellerati, che la si possa trattare come un’azienda tra le altre, ponrendo al centro profitti e bilanci ha ormai rovesciato il concetto di diritto universale alla salute in una questione di erogazione di servizi e percepimento dei relativi compensi. Così, nessuno si scandalizza più della continua trasfusione di competenze e servizi dal pubblico al privato, nessuno si scandalizza più di ticket sempre più esosi, nessuno si scandalizza più nemmeno del ticket sul ticket.

Solo due settimane fa il CENSIS lanciava un allarme importante. Gli italiani sostengono di tasca proprio ben il 18% della spesa medica complessiva e quasi un italiano su due ha dovuto rinunciare a prestazioni mediche essenziali a causa le lunghe liste di attesa e per l’impossibilità economica di rivolgersi al privato.

Ora dalla legge di stabilità sappiamo che mancheranno almeno uno o due miliardi al budget previsto per il sistema sanitario nazionale.

In questo clima arriva l’indizione per il 16 dicembre di uno sciopero di 24 ore che dovrebbe coinvolgere tutta la categoria medica, ospedalieri e medici di famiglia, che denunciano “il grave disagio causato ai cittadini da politiche orientate esclusivamente ad una gestione contabile del servizio sanitario nazionale, con l’unico obiettivo del risparmio economico, sempre meno legate all’obbligo di rispondere ai loro bisogni assistenziali secondo principi di equità, giustizia e sicurezza.

Abbiamo raggiunto per un commento Andrea Crosignani, medico internista del San Paolo di Milano, nonché compagno che presta servizio nella clinica popolare di via dei Transiti

Crosignani

A seguire abbiamo raggiunto telefonicamente Pino, dell’USI – AIT storica sigla sindacale  del comparto della sanità milanese, per capire se lo sciopero si potrà allargare a tutto il comparto e per raccontare la vicenda di due medici pugliesi che proprio per aver denunciato malfunzionamenti  anche gravi all’interno della sanità pugliese, in particolare in riferimento al servizio di emergenza 118, si trovano coinvolti in un procedimento disciplinare e sono all’ottavo giorno di sciopero della fame.

Pino

 

 

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