Droni: da Sigonella a Sabratha (e ritorno)

L’Europa scalda i motori per l’intervento in Libia. Dopo aver aspettato ormai per diversi mesi la formazione di un governo di unità nazionale che abbia la legittimità formale di coprire l’intervento occidentale, la NATO è ormai decisa a non voler salvare più nemmeno le apparenze.

Una settimana fa un attacco con i droni ha fatto 40 vittime a Sabratha, nella Libia occidentale, mentre ieri a Bengasi le milizie jihadiste arretravano davanti all’attacco del generale Khalifa Haftar. Un’avanzata in cui sembra aver giocato un ruolo determinante l’arrivo di 180-200 uomini delle forze speciali francesi come ha spiegato il quotidiano Le Monde, svelando un’entrata in guerra in sordina fortemente voluta da Hollande.

Anche l’Italia è in guerra in Libia ma ancora una volta lo apprendiamo dai giornali. È stato il Wall Street Journal a rivelare che la base di Sigonella è utilizzata da inizio anno per attacchi con i droni nel Nord Africa, un’informazione successivamente confermata dal governo che ha assicurato però che non si tratta che di un impegno in operazioni difensive, bypassando così la necessità di un avvallo del parlamento. Un commento quanto meno bizzarro per giustificare l’uso di un’arma che è stata specificamente costruita per la caccia all’uomo e che si sta rivelando il miglior alleato dello Stato islamico, viste le centinaia di morti “collaterali” già causate in Pakistan, Yemen e Iraq.

La guerra italiana in Libia sembra quindi essere già cominciata, con una discrezione garantita proprio dall’asimmetria della guerra al tempo dei droni. Una guerra “non guerreggiata” solo in apparenza.

Ne abbiamo parlato con Giovanni Collot, co-autore del libro “La guerra dei droni”

limesdroni

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