Proteste contro la riforma delle pensioni in Grecia

Da diverse settimane si susseguono in Grecia presidi e  marce di protesta contro l’applicazione di una riforma delle pensioni varata dal governo Syriza che ridurrà a cascata l’erogazione del contributo, ovviamente con la consueta differenza proporzionale per cui, se  per i politici passerà dai 2700 ai 2300 euro, l’assegno minimo (per chi ha versato almeno 15 anni di contributi) sarà di 380 euro.

Contro questa riforma, promossa dal governo presieduto da Alexīs Tsipras – politicamente determinata dalla capitolazione estiva e dall’accettazione dell’austerity come orizzonte di ricatto per restare in Europa – nell’ultimo mese si sono mossi pensionati, contadini, sigle sindacali del settore dei trasporti (marittimi e ferrovieri), per arrivare infine a una più marcata presenza di settori della classe media del “lavoro autonomo” e delle “professioni liberali” (avvocati, medici, ingegneri, farmacisti e altri professionisti). Da qualche settimana si è cominciato a parlare di “protesta delle cravatte”, quando pezzi di questa composizione della forza-lavoro greca si sono riuniti davanti al parlamento agitando le loro cravatte e legandole agli alberi di piazza Syntagma.

Nell’ultimo weekend, alla protesta delle cravatte del venerdì ha fatto seguito sabato l’irruzione in Atene di una marcia contadina (con tanto di trattori) che davanti al ministero si è scontrata per qualche minuto con le forze dell’ordine. L’attenzione mediatica di casa nostra è stata quindi catturata da questi ultimi accadimenti. Una certa mouvance grillina-complottarda ha iniziato a denunciare la censura mediatica sulla “rivoluzione in corso” in Grecia, mentre la base elettorale della sinistra e di parte del movimento del classe (tanto in Italia quanto in Grecia) ha sbrigativamente bollato queste proteste come destrorse e reazionarie (quando non apertamente fasciste).

Le cose, forse, sono un po’ più complicate, stratificate e meno lineari di quanto appaiono in superficie. Tutte queste proteste, infatti, nascono da un sentimento diffuso di frustrazione e insoddisfazione per le nuove misura di austerità imposte. Che non ci sia convergenza di posizioni e interessi tra diversi segmenti di classe è oltremodo evidente… com’è altrettanto certo che quanto più la crisi si approfondirà, tanto più verranno attaccai i residui “privilegi” dei ceti medi, investi a loro volta da duri processi di proletarizzazione.

Abbiamo chiesto ad un compagno di Atene di raccontare e commentare quello che sta succedendo

mobilitazioni_grecia_feb2016

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