Verso la fine dell’Unione Europea?

I segnali ci sono tutti. Lo sgretolarsi del trattato di Schengen, ancora in vigore, ma di fatto disdetto da sei paesi dell’Unione, è solo il punto di approdo dello scontro sull’accoglienza e gestione dei profughi di guerra che da mesi si stanno muovendo verso i paesi più ricchi dell’Europa del nord.
La trattativa tra Gran Bretagna e UE per evitare la Brexit, ha al centro il taglio del welfare per gli immigrati, e allude alla possibilità di una chiusura delle frontiere anche per i lavoratori “interni” allo spazio di Schengen, una prospettiva entrata da mesi nel dibattito interno al Regno Unito.
I paletti imposti dal’UE per il pareggio di bilancio sono sempre più scomodi, la fila dei paesi in difficoltà si sta allungando dal Portogallo alla Finlandia. Molto dipenderà dalla capacità della leadership franco-tedesca di tenere di fronte alla pressione di chi si chiede perché la Germania possa avere una Bad Bank mentre all’Italia è negata.
La stessa moneta unica, sotto attacco dei populisti quasi ad ogni latitudine del continente, potrebbe divenire meno allettante anche a formazioni oggi schierate sul fronte europeista.
Oskar Lafontaine, in un recente dibattito, ha sostenuto che ormai la prospettiva è il ritorno ad un sistema regolato di fluttuazioni tra monete locali, come avveniva prima dell’euro.
Lo stesso scontro di Renzi con la Commissione, recalcitrante a concedere per la rotta nel sud del Mediterrano le stesse condizioni – sottrazione del computo del deficit – già offerte per quella nell’Egeo, è lo specchio di una compagine in cui ciascuno va per la propria strada, tentando di scaricare profughi e spese sulle spalle del vicino.

Ne abbiamo parlato con Salvo Vaccaro, ordinario di filosofia politica all’università di Palermo.

Ascolta la diretta:

2016-02-02-europa-vaccaro

Potrebbe anche interessarti...