Eelzioni in Iran, tra stabilità e cambiamento

Con Paola Rivetti, docente di Politics of the Middle East and International Relations all’Università di Dublino, commentiamo il risultato delle elezioni in Iran che hanno visto prevalere una coalizione di riformisti moderati, molto ampia ed eterogenea al suo interno. Il successo di questo schieramento, pragmatico in politica estera, liberista in economia, moderatamente aperto alla modificazione della morale islamica in fatto di costumi, è anche il prodotto del successo conseguito da Rohani con l’accordo sul nucleare. Interpreta soprattutto le aspettative di modernizzazione della composizione urbana, di classe media, giovane e che guarda verso Occidente (la maggioranza della popolazione iraniana attuale è nata dopo la presa di potere komehinista).

L’affermazione di questo soggetto politico mette fortemente in discussione il vecchio ceto politico conservatore ma ricicla al suo interno anche molti vecchi arnesi della politica, capaci forse più di altri di interpretare interessi (anche economici) prodotti dalla cangiante e dinamica società iraniana. Esso produce necessariamente uno scossone nella politica istituzionale del paese, ma di uno scossone di assestamento  si tratta, dal momento che, pur essendo anche frutto delle istanze che si sono espresse nei movimenti giovanili di contestazione degli ultimi anni, li incanala e istituzionalizza nel sistema di potere. Secondo la Rivetti infatti, si tratta di momento di passaggio importante che chiude un vecchio ciclo e ne apre uno nuovo, all’insegna di una stabilità ricercata e in fondo desiderata da molti cittadini iraniani, tanto più in un momento in cui tutti i paesi circondanti sono percorsi da guerre civili interne dispiegate o latenti.

Ascolta l’intervista

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