“Garanzia giovani”: iper-lavoro e mancati pagamenti

“Andavo a lavoro in macchina quindi dovevo pagare la benzina, ho fatto anche volantinaggio nel parcheggio del centro commerciale perché lo chiedeva il mio capo”. “Lavoro con Garanzia giovani da 3 mesi, aspetto 1.000 euro ma non vedo ancora niente, intanto pago i mezzi pubblici per andare in ufficio”. “Mi hanno presa come barista, in realtà faccio la donna delle pulizie”. “Lavoro da cinque mesi e sto ancora aspettando il primo stipendio”. “Mi hanno offerto un tirocinio formativo: pulire i tavoli e friggere le patatine”.

Queste sono solo alcune delle centinaie di testimonianze raccolte dal portale rassegna.it (prima e seconda parte) sull’esperienza formativo-lavorativa di “Garanzia giovani”, declinazione italiana del piano europeo di Youth Guarantee, programma di avviamento al lavoro per ragazzi e ragazze tra 15 e 29 anni. Se il contratto  europeo è già di per sé una truffa – 35 ore di lavoro settimanali in cambio di 140 euro al mese – l’applicazione che se ne è fatta nel nostro paese riserva oltre al danno, la beffa. Nella maggioranza dei casi, si tratta di lavori di mera esecuzione, di orari arbitrariamente prolungati e di ritardi o mancati pagamenti.

L’inchiesta ha scoperachiato un vaso di pandora, rivelando in fondo la condizione quotidiana e ordinaria di una vasta quota di forza-lavoro giovanile. Che si tratti di “garanzia giovani ” o di voucher, il lavoro stagizzato, non-pagato, a chiamata tende sempre più a diventare la norma, nascosta dietro la retorica della formazione e del “prendere quello che c’è”.

Più in profondità, la vicenda mostra una volta di più, quanto con l’automazione e macchinizzazione del lavoro, il lavoro socialmente necessario diminuisca in proporzione e l’offerta di lavoro si riduca a impieghi di bassissima esecuzione.


Ascolta l’intervista con Emanuele Di Nicola, redattore di rassegna.it

inchiesta_garanzia_giovani_9_marzo16

Potrebbe anche interessarti...