Il mercato dei profughi al vertice tra UE e Turchia

Il Governo turco ha il coltello dalla parte del manico e lo affonda. Ieri al vertice tra Unione Europea e Turchia sul controllo delle frontiere e il blocco dei profughi Davutoglu ha alzato la posta.
La Turchia ha avanzato richieste politiche e di ulteriori finanziamenti, oltre ai tre miliardi già incassati a novembre, per ridurre il flusso dei migranti verso l’Europa.
Oltre ad un aumento di fondi, Ankara ha chiesto un accesso più veloce ai visti Schengen per i cittadini turchi ed un processo accelerato per la sua richiesta di adesione.

Secondo i media turchi l’UE sarebbe disponibile a versare altri tre miliardi entro il 2017 e a concedere la libera circolazione senza visto per i cittadini turchi da giugno di quest’anno. Più difficile l’accordo sull’accordo sulle condizioni del blocco dei profughi e l’ingresso nell’UE.
Davotoglu di impegna a bloccare le partenze e riprendersi i profughi respinti dalla Grecia ma in cambio pretende che i paesi dell’UE accolgano altrettanti profughi provenienti dai campi in Turchia.

In realtà, sebbene in Turchia vi siano quasi tre milioni di profughi, solo 300.000 sono ospitati nei campi-tende, gli altri sopravvivono come possono, di lavori in nero in condizioni servili.
Un recente rapporto di Amnesty International denuncia che sinora i soldi ricevuti dall’UE sono stati spesi per allestire veri centri di detenzione, dove i prigionieri, sono picchiati, torturati, incatenati.
La Turchia di Davotoglu ed Erdogan, come la Libia di Gheddafi, si impegna a togliere le castagne dal fuoco ai paesi europei, che cercano liberarsi dei profughi senza perdere (troppo) la faccia.
Si esternalizza il compito di recludere, reprimere, deportare.
Poi, come ha fatto Renzi ieri, ci si può permettere di erigersi a difensori della libertà di stampa, in un paese, dove negli ultimi due giorni sono stati commissariati, un quotidiano, Zeman, e due agenzie stampa.
Il negoziato tra L’UE e la Turchia riprende riprende il 17 marzo.

Ne abbiamo parlato con Murat Cinar, videoattivista e blogger di origine turca, che vive nel nostro paese da molti anni.

Ascolta la diretta:

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