Renzi a Torino. Ultimi bagliori di campagna elettorale

7SA8MDK02528-18919-krqB-UzFkMxiv7T5nbYh-1024x576@LaStampa.itLa campagna elettorale, a pochi giorni dal voto, si sta intensificando. Lunedì 30 maggio il primo ministro Matteo Renzi è venuto a Torino per sostenere la campagna di Piero Fassino, che si è ricandidato alla carica di sindaco, ma, per la prima volta da decenni, rischia di non essere eletto al primo turno.
La presenza di tre liste di sinistra, la persistente seduzione del Movimento Cinque stelle costituiscono incognite che potrebbero rendere meno scontato del solito il risultato ellettorale.
Le destre, sicure di essere fuori gioco, partecipano alla corsa per la poltrona in sala rossa in ordine sparso, cercando di trasformare questa partita elettorale in una sorta di referendum sulla guida di una coalizione di centro-destra in vista della scadenza del 2018. Sono divise anche su un eventuale ballottaggio, perché mentre Forza Italia promette di far convergere il proprio pacchetto voti su Fassino, la Lega scommette invece su Appendino, la candidata a Cinque Stelle.
A Torino il PD ha un consenso molto ampio, ben al di là della classica sfera di influenza classica del partito. Dai preti ai banchieri, passando per Confcommercio, il blocco che sostiene il Partito Democratico è solido e trasversale.
La candidata a 5 stelle, ha condotto una campagna elettorale volta a raccogliere voti a destra: le sue dichiarazioni su case occupate, profughi e rom fanno concorrenza alla Lega e a Fratelli d’Italia.
Partito populista costitutivamente oltre la destra e la sinistra, i pentastellati provano a muoversi agilmente tra rivendicazioni ecologiste, predicazione sulla partecipazione diretta, e xenofobia quasi esplicita.

Ieri a disturbare la campagna elettorale di Fassino ed a contestare Renzi c’erano anche un centinaio di lavoratori, precari, senza casa. La Questura ha blindato l’intero isolato, con uomini dell’antisommossa e blindati.
Sebbene fosse difficile avvicinarsi, tuttavia l’immagine del primo ministro circondato dalla polizia non contribuiva certo ad alimentare il mito della sua popolarità.

Ne abbiamo parlato con Stefano, redattore della radio che ha partecipato alle contestazioni a Renzi.

Ascolta la diretta:

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