Spagna. Il Partito Popolare vince nuovamente le elezioni.

9cd87032-7448-47c4-8b51-e4593645d537_largeLe elezioni del 26 giugno hanno riproposto i risultati del voto di dicembre 2015 con il Partido popular primo partito ma senza maggioranza assoluta, davanti a Psoe, Podemos e Ciudadanos. Un voto che in ogni caso ha visto tramontare il ‘sogno’ di Podemos di diventare il primo partito della sinistra, superando i socialisti, e candidarsi alla guida del governo. Dopo la pubblicazione di un exit-poll che dava il partito post-indignados davanti allo Psoe e il suo leader Pablo Iglesias in buona posizione per candidarsi a premier di un governo di sinistra, i risultati reali mano a mano hanno rovesciato il quadro politico.
Il partito di Mariano Rajoy ha infatti conquistato 137 seggi, meno dei 176 necessari per governare. Il Partito socialista è il secondo partito spagnolo con 85 deputati, mentre Unidos Podemos (l’alleanza di Podemos e Izquierda unida) è il terzo con 71 seggi. Ciudadanos, il partito di centrodestra guidato da Albert Rivera, ha ottenuto 32 seggi. L’affluenza alle urne è stata del 69,8 per cento. Ed è così che Mariano Rajoy sopravvive ad un’altra elezione e, anzi, è il vincitore relativo delle politiche spagnole. Però per formare un governo sarà necessario formare una coalizione, ma i socialisti hanno già escluso un’alleanza con i popolari.

Con queste elezioni in Spagna si rafforza sempre di più la destra tradizionale e si riduce lo spazio della sinistre, che dalle legislative del 20 dicembre 2015 il Partito socialista (Psoe) condivide soprattutto con Podemos. Il Partido Popular ne esce rafforzato, a prescindere dal recente scandalo di corruzione che ha coinvolto il ministero dell’ Interno proprio nell’ultima settimana di campagna, e i dati economici non certo esaltanti. Quattordici seggi in più e la maggioranza nella maggiorparte delle regioni iberiche, probabilmente recuperando voti dal bacino di Ciudadanos, fermo a 32. Mentre la supposta moltipilicazione dei noti per l’alleanza tra Podemos e Izquierda Unida non solo non ha aumentato i voti il 26 giugno rispetto a sei mesi prima, ma li ha addirittura visti diminuire, perdendo un milione di voti in meno del 20 dicembre 2015, grazie anche all’astensione dei potenziali elettori forti del viola.

Ne abbiamo parlato con Nicola Latorre, un corrispondente di Radio Blackout in collegamento da Bilbao a cui abbiamo chiesto “il risultato di queste elezioni  premia in parte la conservazione e la paura di cambiamento?”

Unknown

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