Roma, 1 ottobre: “C’è chi dice No” a Renzi

Numerose realtà autorganizzate, comitati territoriali e realtà di movimento si sono incontarete quest’estate in Val Susa al campeggio NoTav per preparare un autunno di mobilitazione contro il governo Renzi. La scadenza referendaria veniva individuata come passaggio politico fondamentale, come stabilizzazione della governamentalità renziana o momento di crisi della sua traiettoria. Gli allarmi del Wall Street Journal, le dichiarazioni dell’ambasciatore americano a Roma e le esternazioni della Merkel sono state altrettanti sintomi della paura delle elites che il Sì renziano non passi. Paura per gli effetti di (in)governabilità su un’Europa già messa a dura prova dalla BrExit.

Da qualche giorno i Consiglio dei Ministri ha individuato nella domenica 4 dicembre la giornata di consultazione referendaria

Questo sabato a La Sapienza si troveranno i molti per dire NO! E per ribadire che votare non basta.
Moltissimi da tutta Italia hanno annunciato la loro presenza, dalle h 11nella facoltà di Lettere alla Sapienza, dove si svolgerà l’assemblea.

Per presentare l’appuntamento, abbiamo raggiunto Gabriel, studente delle scuole superiori romane

gabriel-roma

 

Qui di seguito l’appello per l’assemblea:

C’È CHI DICE NO!

#CèChiDiceNo #CacciamoRenzi

C’è qualcosa che non va in questo cielo.

Presto si voterà sulla riforma costituzionale targata Renzi.
Che una classe politica che ha passato gli ultimi trent’anni a dimostrare la propria assoluta continuità con la mafia e gli affaristi proponga di accentrare ancora di più il potere nelle mani dell’esecutivo è semplicemente grottesco.
Ma il Partito Democratico, dopo anni in cui ha ridotto i diritti sociali e impoverito milioni di persone, ha ancora tante “riforme” da proporci, tante grandi opere da costruire, tanti diritti da abolire e va di fretta. Velocizzando i processi legislativi e accentrando i poteri, la riforma costituzionale firmata dal ministro Boschi si propone di mettere olio negli ingranaggi che ci impoveriscono, di farci ingranare la quinta per accelerare verso per il baratro in cui ci stanno facendo precipitare.
Un baratro fatto di milioni di voucher che stanno precarizzando la nostra vita; di un tasso di diseguaglianza indecoroso; di intere generazioni che per la prima volta nella storia vivranno peggio di chi le ha precedute; di spese universitarie insostenibili che rendono lo studiare un privilegio di pochi; di un welfare non più in grado di arginare la povertà dilagante; di una disoccupazione in crescita in un contesto in cui i diritti del lavoro sono in disfacimento e dove i lavoratori sono sempre più soli nella loro lotta per la sopravvivenza; di territori inquinati in cui migliaia di persone quotidianamente si ammalano e muoiono di tumore; di un sistema sanitario allo sfascio; di milioni e milioni di famiglie sul ciglio di una strada senza alcuna possibilità di riscattare la propria condizione.
Matteo Renzi ha detto che con questa riforma c’è in ballo la credibilità dell’Italia. Ma la credibilità verso chi? Non certo verso i cittadini che amministra, che la fiducia verso di lui l’hanno ormai irrimediabilmente persa in questi 30 mesi di governo.
L’unica credibilità che gli interessa è quella verso i mercati e le istituzioni europee! E per loro saremo credibili solo quando saremo fiaccati, docili e sottomessi, pronti a scannarci per un lavoro, a prendercela con chi è più debole di noi e lasciarli in pace.
Matteo Renzi ha detto che se perde il referendum ci sarà instabilità. Ma instabilità per chi? Le nostre vite sono già instabili. Sono fatte di contratti a termine, di disoccupazione, di paura di perdere il posto al primo soffio, di traslochi per sfuggire agli affitti troppo cari, di emigrazione per trovare fortuna altrove. È la loro stabilità che vogliono preservare!
La stabilità dei nostri governanti, di chi era già ricco e in questa crisi ha continuato ad arricchirsi.
Nonostante si sta assista ogni giorno ai continui slittamenti della data del voto del referendum e ai tentennamenti del premier sulle sue promesse dimissioni in caso di sconfitta, Matteo Renzi non perde occasione di affermare che fuori dal PD non c’è niente di meglio che lui e il suo partito della nazione. Noi crediamo che non sia vero.
Che in questo paese ci siano tante energie da spendere per cambiare davvero le cose, per tirare fuori la testa dalla melma e cominciare a fare i nostri interessi comuni, quelli della stragrande maggioranza della popolazione è stanca dei loro balletti e vuole vivere una vita dignitosa, vuole che si lavori meno ma che si lavori tutti, ha bisogno di una casa e un salario decenti, si è rotta di continuare a pagare tasse stratosferiche per ingrassare dei corrotti. A volte si tratta di persone che già sono protagoniste delle tante forme di dissenso che costellano il nostro Paese contro chi ci governa e contro quelle oligarchie politico-­imprenditoriali che devastano e saccheggiano i nostri territori, da Sud a Nord. Spesso queste energie sono inespresse, frustrate, ancorate alla realtà virtuale e talvolta si riversano contro chi sta peggio di noi. È necessario costruire le condizioni per coagulare queste energie e trasformarle in quella forza d’urto che produce cambiamento reale.
In tanti e tante stanno vedendo questo referendum come un’occasione per dare un bel calcio nel sedere a Renzi e al PD. E questo è un bene. Pensiamo però che limitarci a glissare la nostra scheda nelle urne nel giorno X sia importante, ma che non basti.
Goldman Sachs ha già presentato un rapporto in cui esclude, in caso di una vittoria del NO, che si vada a nuove elezioni confidando il fatto che ci sarà una nuova maggioranza, magari guidata dalla stesso Renzi che non avrà mantenuto fede all’impegno di dimettersi!
Se a loro basta un Sì a noi non basta un NO.
Pensiamo sia il momento di smetterla di sperare che le soluzioni cadranno dal cielo e di finirla di credere che possiamo continuare a delegare ad altri di realizzare per conto nostro quel cambiamento di cui ci sarebbe tanto bisogno.

La campagna contro il referendum può essere una prima occasione per incontrarci e far sentire la nostra voce. Quest’autunno non restiamo a guardare.

C’è chi lavora troppo per uno stipendio schifoso,
c’è chi ha la scuola che crolla,
c’è chi non riesce più a pagare l’affitto,
c’è chi vorrebbe avere un figlio ma perderebbe il lavoro,
c’è chi non ne può più di farsi rodere il fegato tutte le sere davanti al TG,
c’è chi sono anni che aspetta la casa popolare,
c’è chi è costretto a lasciare l’Italia,
c’è chi non può entrare in Italia,
c’è chi ci ha creduto e ora non ci crede più,
c’è chi non ce la fa con la sua pensione,
c’è chi non arriverà mai alla pensione,

C’è chi dice NO!

Incontriamoci Sabato 1 Ottobre per un’Assemblea all’Università La Sapienza di Roma

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