Imponente sciopero in India; in Kashmir guerra di nazionalismi religiosi

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Ci sono notizie che nessuno immagina che possano essere ignorate per dimensioni dell’evento, per la quantità di persone coinvolte, per il significato storico, ma anche per il segnale che possono inviare sul disagio vissuto da una comunità… il 2 settembre l’India è scesa in sciopero, il più imponente sciopero generale della storia: il 10 per cento della popolazione ha incrociato le braccia. Ovvero 180 milioni di lavoratori hanno aderito e se si pensa che solo il 4 per cento è sindacalizzato rappresenta un risultato straordinario, trattandosi oltretutto di uno sciopero per migliorare le condizioni e la sicurezza sul lavoro. Nella maggioranza dei casi un lavoro nero, sottopagato, svolto in una struttura formale di fabbrica che non può che essere impostata allo sfruttamento, per mantenere la concorrenzialità che conosciamo.

Ebbene, non c’è quasi traccia nei media occidentali: oscurato dai media mainstream e solo qualche blog o sito di notizie geopolitiche ha individuato la notizia fuori dai confini del colosso asiatico; andando a confrontare altri eventi, soprattutto relativi a questioni che pertengono alla sfera del lavoro. Nell’area si possono fare paralleli con gli eventi bengalesi, che a fronte di centinaia di morti nel crollo di una palazzina non hanno tenuto le prima pagine nemmeno per due giorni… è un po’ come se l’industria dei media non riconoscesse come vendibile una notizia di lotte operaie. E quindi la oscura, non la considera.

Sempre nell’area indiana, a seguito del governo ipernazionalista di Modi, si registrano centinaia di morti – di nuovo grandi numeri del subcontinente – nella regione contesa del Kashmir (e nella diretta con Emanuele Giordana si trova anche una sintesi della spiegazione storica a partire dal 1947 del motivo per cui la situazione è quella): il tutto qui si riconduce alla morte di un moujahidin che ha scatenato rivolte per cui si annoverano anche misure repressive particolarmente feroci, come proiettili accecanti. E questo sta producendo una situazione incandescente al confine con evidente corsa da entrambi i lati del confine al riarmo e a provocare incidenti non solo diplomatici, con morti e vera e propria guerra che contrappone pericolosamente le due potenze nucleari, trascendendo e arrivando a reciproche accuse di essere uno Stato terrorista, esposte nella sede dell’Onu.

Trovate nel podcast queste informazioni e molte altre, corredate dall’analisi che ci ha proposto Emanuele Giordana stamani:

 

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