Polonia, protesta in nero delle donne contro il divieto di aborto

Da alcuni giorni le donne polacche si stanno mobilitando sotto lo slogan #CzarnyProtest (“Protesta in nero”) contro una proposta di legge che andrà di fatto a vietare la possibilità di abortire. Attualmente nel paese l’interruzione di gravidanza è regolamentata da una legge del ‘93, tra le più rigide in Europa, che consente di abortire solo nei casi in cui la vita della madre sia a rischio, la gravidanza sia frutto di stupro o incesto oppure il feto sia gravemente malformato; la legge prevede inoltre pene fino a 2 anni di carcere per le donne e i medici che subiscono e praticano l’interruzione di gravidanza al di fuori dei termini consentiti.

 

Con la nuova legge proposta dal partito di governo Diritto e Giustizia (PiS) che guida la Polonia dal  2015, la possibilità di abortire verrebbe ulteriormente ristretta poiché sarebbe garantita solo in caso di pericolo di vita della madre; parallelamente le pene per chi pratica l’interruzione di gravidanza al di fuori dei termini di legge verrebbero aumentate da 2 a 5 anni. La nuova legge in discussione in questi giorni è frutto di un dibattito nato lo scorso aprile, quando, durante le celebrazioni domenicali, molti sacerdoti lessero il documento della Conferenza Episcopale a sostegno di Fundacja Pro, l’organizzazione promotrice della campagna “Stop Abortion”. Gli antiabortisti hanno raccolto oltre 450mila firme ottenendo così la possibilità che la loro proposta fosse valutata dal Governo.

 

Già nel mese di aprile si sollevarono le prime proteste, ma negli ultimi giorni la mobilitazione si è intensificata e lunedì 3 ottobre l’opposizione alla nuova legge è sfociata in una giornata di sciopero generale che ha riempito le strade e le piazze di tutte le principali città polacche con cortei da decine di migliaia di persone. Iniziative di solidarietà e di rivendicazione del diritto all’aborto e della libera scelta delle donne anche in altre città europee.

 

Ne abbiamo parlato con Paola Di Marzo, redattrice del portale EastJournal:

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