Allarme clima. Un’emergenza che si ripete

climaSecondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) il 2016 sarà l’anno più caldo della storia da quando sono cominciate le misurazioni ufficiali. Secondo le ultime rilevazioni, infatti, la temperatura media globale è salita di 1,2 gradi rispetto alla media dell’era pre-industriale. Una tesi sostenuta a ragione afferma che questo radicale cambiamento climatico, aldilà dell’avvento di El Nino (fenomeno climatico ciclico capace di provocare un forte riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico) sia principalmente causato dal surriscaldamento del pianeta avvenuto per mano dell’uomo e delle sue attività a scopo produttivo: industriali e agricole, come nel caso delle emissioni legate agli animali negli allevamenti intensivi. Da evidenziare un progressivo aumento delle emissioni di CO2 presenti nell’atmosfera, che ha costituito il raggiungimento della soglia dello 0,04% di emissioni cumulative di gas serra legate all’energia.
Tra le principali conseguenze di questi rovinosi interventi antropici troviamo il danneggiamento di quelle stesse popolazioni che vivono stabilmente in aree dove il fattore climatico gioca già un ruolo fondamentale. La desertificazione o l’aumento della frequenza di alluvioni e trombe d’aria, tanto che pure nella penisola italica si sono recentemente verificati eventi estremi di precipitazioni, concentrati in un breve arco di tempo.
Le gravi condizioni prodotte dai cambiamenti climatici e segnate marcatamente dalla siccità, dalle inondazioni, dalla perdita di raccolti e di territorio coltivabile, sono tra le cause di “nuove” potenziali migrazioni di massa di quelli che vengono comunemente chiamati “rifugiati climatici”.
Pare inoltre che Donald Trump, neo-presidente degli Stati Uniti d’America (uno tra i principali paesi responsabili dell’emissione di gas serra a livello globale) stia cercando una scorciatoia per fuoriuscire dal Trattato sul clima di Parigi, un accordo internazionale siglato da numerosi stati durante la Cop21 del 2015, un’insieme di promesse puntualmente disattese da ogni componente in gioco. In ultima istanza è necessario sottolineare come chi tragga profitto dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili non abbia alcun interesse a ricercare forme energetiche alternative che tutto sommato trovano un certo livello di complicità in tutti coloro che non seguono con particolare trasporto queste questioni, e considerano più comodo stazionare nel proprio stato di dipendenza da quelle tecnologie inquinanti senza voler modificare le proprie abitudini e il proprio stile di vita.

Ne abbiamo parlato con Marco Tafel, compagno informato sull’argomento.

Ascolta la diretta:

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