Siria, concluso il vertice di Astana tra Russia, Iran e Turchia

Si è concluso ieri il vertice di Astana (in Kazakistan) promosso da Russia, Turchia e Iran per consolidare gli sviluppi degli ultimi mesi della guerra in Siria dopo la caduta di Aleppo e la riconquista della città (contesa per 4 anni con le milizie ribelli) da parte del regime di Assad.

Il vertice, durato due giorni, rappresenta un processo parallelo e alternativo a quello di Ginevra, che si è aperto nel 2012 ed è invece sotto la guida dell’ONU.

 

L’incontro di Astana si è concluso con pochi risultati, tra i quali il raggiungimento di un accordo minimo per proseguire e consolidare il cessate il fuoco entrato in vigore il 30 dicembre dopo la caduta di Aleppo e violato centinaia di volte. Questo dovrebbe costituire per le tre potenze promotrici del vertice il punto di partenza per poter poi intavolare negoziati politici.

 

Nel frattempo tra gli osservatori internazionali inizia a farsi strada l’ipotesi di una divisione territoriale della Siria, con nuovi confini, staterelli o zone di influenza. Tuttavia, per il momento, si sta profilando una spartizione soprattutto economica e militare tra le potenze che guardano allo scacchiere siriano e il regime di Assad.

 

Abbiamo fatto il punto sul vertice di Astana e sugli interessi in gioco con Lorenzo Marinone, caporedattore per l’area Medio Oriente del portale East Journal:

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