Riverberi del crepuscolo europeo

La crisi conclamata della seconda globalizzazione sembra aver ormai guadagnato le prime pagine di tutti i giornali mainstream. Tensioni geopolitiche crescenti, fine della fase ascendente della finanziarizzazione, disoccupazione di massa, montare dei “populismi”. L’Europa, vaso di coccio tra vasi di ferro, rischia di rompersi sotto i colpi neo-mercantilisti di Donald Trump e il protagonismo sino-russo. Sabato un’Unione europea sempre più malconcia festeggia i suoi 60 anni a Roma il 25 marzo, inaugurando la fase delle “due velocità” in cui si cerca di salvare la forma per non attirare attenzione sulla sostanza: l’UE è in agonia.
Con uno dei redattori dell’ebook “Unione Europea: a che punto è la notte?” commentiamo le diverse posizioni su questa fase storica, tra pulsioni nazionaliste, impossibili “sovranismi di sinistra” e ipotesi federalisti

Niccolò Cuppini

Al centro del mutato scontro di oggi quella locomotiva europea che è la Germania, che subisce delle ingiunzioni contraddittorie, da una parte la necessità di tenere in piedi il progetto europeo per i suoi fini nazionali dall’altra il bisogno di governare un processo di disgregazione già in atto.
Ne abbiamo parlato con Raffaele Sciortino, ricercatore

Raffaele Sciortino

La crisi dell’UE si svolge in un contesto di generale “stallo” dei movimenti sociale dopo la sequenza apertasi con i movimenti delle piazze più o meno indignate. Sabato, in concomitanza con le celebrazioni europee, ci sarà anche una contestazione al vertice organizzato da diversi collettivi studenteschi, movimenti territoriali e sindacalismo di base. Un corteo che ha l’obiettivo di indicare chiaramente i reponsabili delle politiche anti-popolari degli ultimi decenni ma ache sta subendo un’intimidazione mediatica senza precedenti.
Ne parliamo con Dario, un compagno di Roma

Dario Roma

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