Russia: tra proteste antisistema e violenza omofoba

Nella Russia di Putin monta la protesta: salari arretrati, caro vita, risparmiatori truffati. Le stime ufficiali parlano di 20 milioni di persone il cui salario minimo solo entro il 2020 potrà raggiungere il minimo di sopravvivenza, mentre non più del 25% dei lavoratori raggiungerebbe il salario medio di 36.000 rubli. Secondo i dati riportati da communist.ru, il salario medio del paese sarebbe invece di 15.150 rubli e pochissime aree supererebbero i 30.000 rubli, mentre nella maggior parte si viaggerebbe sui 10.000. Questa, insieme alla rabbia anti-corruzione, è la ragione del successo delle manifestazioni organizzate il 26 marzo in tutta la Russia, da San Pietroburgo a Vladivostok passando per Mosca e decine di altre città. Protagonisti in primo luogo i giovani, su cui si è abbattutea la scure repressiva che ha portato all’arresto di centinaia di persone.
A far leva su casi veri o inventati di corruzione e sulle altre cause di malcontento per fomentare una ribellione anti-governativa, così da indebolire lo Stato dall’interno, mentre dall’esterno cresce su di esso la pressione militare, politica ed economica, è stato Alexey Navalny. Navalny è co-fondatore del movimento «Alternativa democratica», beneficiario della National Endowment for Democracy (Ned), potente «fondazione privata non-profit» statunitense che con fondi forniti anche dal Congresso finanzia, apertamente o sottobanco, migliaia di organizzazioni non-governative in oltre 90 paesi per «far avanzare la democrazia», nonchè una delle succursali della Cia per le operazioni coperte. Navalny, nel frattempo, è ovviamente già diventato un eroe delle cronache mainstream occidentali.

 

Nel frattempo, sempre sulle cronache mainstream occidentali dilaga la notizia dell’apertura di un “campo di concentramento per omosessuali” nella Cecenia di Kadyrov. In realtà, la violenza omofoba – e non solo – è già da tempo sufficientemente orribile nel paese da non necessitare di titoli sensazionalistici. Come denunciato ad inizio aprile da Novaya Gazeta sulla base di testimonianze anonime, più di 100 uomini, accusati di essere omosessuali, sarebbero stati arrestati dalla polizia cecena ricostruendo i loro rapporti tramite le app di incontro gay ed almeno tre persone sarebbe state uccise. Sarebbe da tempo in atto una “repressione di massa di ceceni sospettati di avere un orientamento omosessuale”, con rapimenti da parte della polizia, torture, umiliazioni, violenze sessuali. Il governo ceceno ha scaricato le accuse, giustificando poi i “crimini d’onore” in cui le persone omosessuali sono uccise dai loro familiari.

 

Di tutto questo abbiamo parlato oggi con Lucia Sgueglia di Lettera22, appena rientrata da San Pietroburgo.
Ascolta la diretta:
LuciasuRussia

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