Trump’s impeachment? Discordie interne all’elite statunitense, tra RussiaGate e crisi coreana

Intervista con Raffaele Sciortino

Le cronache atlantiche degli ultimi giorni riportano a titoli cubitali l’approssimarsi di una possibile procedura di impeachment nei confronti del Presidente in carica per lo scandalo RussiaGate: il licenziamento dell’ex-capo dell’Fbi James Comey che stava indagando sui rapporti tra l’ex-consigleire sulla sicurezza nazionale e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Procedura che comporterebbe, come esito, l’abbandono della poltrona presidenziale. Ma la realtà è ancora lontana da quella che è al momento una mera ipotesi. Più interessante è scorgere quello che questa ipotesi rivela in termini di contraddizioni interne tra pezzi delle elite statunitensi, a loro volta sintomo di una più profonda sconnessione tra politica istituzionale ai piani alti e società ch’essa è supposta rappresentare. La crisi ha lavorato a fondo e siamo oggi ben oltre la dimensione che solo qualche anno fa veniva rappresentata sotto la dicitura “crisi della rappresentanza”. Trump in cima alla scala dela gerarchia atlantica (e più sotto, al loro livello, altri rappresentanti delle istituzioni europee) si muove sempre più per movimenti impulsivi e centrifughi, accelerando e precipitando crisi estere per regolare conti e rapporti di forza interni.

Una schizofrenia sola apparente, che nasconde una più profonda logica di governo per disconnessione, tipica oggi del procedere statunitense, dove si tratta di continuare a primeggiare su tutti gli altri (o rallentare il proprio declino) incasinando nemici, competitori e alleati.

A questa logica apparentemente impazzita si contrappone, dall’altra parte dell’emisfero, un procedere più tipicamente novecentesco, come dimostra l’agire del regime nord-coreano, impegnato a sviluppare la propria deterrenza nucleare per garantirsi indipendenza e accesso ai tavoli della politica globale (su questo tema, si veda: Sdoganare il conflitto nucleare? Un appunto sulla crisi coreana)

Ascolta l’intervista con Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente

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