Dopo la strage di Centocelle, tra razzismo di Stato e razzismo sociale

Quel che è certo è che non si è trattato di un incidente, ma di una strage causata da un incendio doloso. Mercoledì notte nel parcheggio superiore di un centro commerciale in zona Centocelle si è consumato un rogo in cui hanno perso la vita tre sorelle, una ragazza di 20 anni e due bimbe di 4 e 8 anni. Nel camper viveva una famiglia composta dai genitori e 11 figli, tutti di Roma, i cui progenitori erano partiti dalla Bosnia per venire in Italia negli anni Settanta. Nel video ripreso dalle telecamere di sorveglianza del centro commerciale si vede un uomo lanciare una bottiglia incendiaria, mentre i sopravvissuti hanno dichiarato di aver subito minacce in passato. Solo venerdì scorso un altro camper, fortunatamente vuoto, era stato bruciato a poca distanza. “Sono morti del quartiere. Siamo tutti coinvolti” recitava uno striscione appeso mercoledì sul luogo della strage.

 

In seguito al rogo abbiamo invece assistito ad un violento circo mediatico e politico, in cui si è passati dal pietismo e dalla vittimizzazione della famiglia, alla criminalizzazione dei “rom”. Minimo comun denominatore l’etnicizzazione ed il razzismo. Poche ore dopo che Margherita, Francesca e Angelica erano morte arse vive, sui social l’orrore aumentava leggendo commenti come “Meglio tre zingare in meno che tre in più” e ancora “Tre ladre in meno sulla piazza italiana“.

 

Dopo il presidio ed il corteo spontaneo di mercoledì, è stata quindi lanciata una manifestazione antirazzista sabato 13 maggio, con partenza alle ore 16 da piazza dei Mirti a Roma.

Questa mattina ne abbiamo parlato con Margherita della trasmissione “Rom a Roma” di Radio Onda Rossa:

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