Infermieri, una professione tra pubblico e privato

Sul concorso per infermieri che la città di Torino attendeva da 10 anni e che, a scanso di narrazioni ambigue, ha coinvolto seimila persone (ma gli scritti erano settemila) per assegnare in mainera diretta quattro posti di lavoro (150 sono quelli che avrebbero avuto accesso al turnover annuale che viene così stimato), si possono dire molte cose. La prima notizia è il fatto che si sia tenuto e che abbia coinvolto numeri di questa portata, peraltro non inusuali nei concorsi analoghi che si sono tenuti negli ultimi anni nelle città italiane. L’altra notizia più recente è che un ricorso al Tar (anche questo del tutto usuale) lo ha bloccato per due ordini di ragioni collegate: la ripetitività (anch’essa usuale) di alcune domande che avrebbe favorito chi aveva avuto accesso ad altri concorsi simili i passato e dunque la disparità di trattamento nei diversi turni di preselezione. Una rappresentanza di candidati, insieme ai sindacati, ha incontrato la direzione sanitaria dell’ospedale Molinette questa mattina, mentre il sit-in proseguiva in strada.

Tutto è congelato fino al 24 maggio, quando è stato fissato l’incontro al Tar fra sindacati, direzione dell’azienda e rappresentanti della ditta che si è occupata dell’organizzazione del concorso.

Per come stanno le cose, anche in virtù del fatto che il ripetersi di domande d’esame non costituisce un illecito di per sé, sembra difficile che il ricorso possa andare a buon fine.

Se lo augurano tutti i 2500 candidati che hanno superato la selezione e che hanno chiesto a gran voce che non si attinga da altre graduatorie per coprire il fabbisogno di personale, ma che il concorso pubblico prosegua, senza dover ricorrere ad un avviso pubblico, che non rappresenterebbe certo una soluzione (ovviamente non la pena così chi non ha passato le selezioni).

Noi abbiamo ospitato in studio due giovani infermieri che oltre a offrirci le loro preziose impressioni sul merito ci hanno raccontato come è cambiata la professione infermieristica a fronte di una domanda sempre più pressante da parte di una società sempre più vecchia e ospedalizzata. Lo scarico su questi lavoratori di molti oneri di cui le aziende sanitarie erano costrette storicamente a farsi carico; un modello in cui i confini tra pubblico e privato sfumano gradualmente a tutto vantaggio dei sistemi privatistici; la partita iva come conditio sine qua non dell’accesso all’ambito lavorativo; il tirocinio gratuito; una bulimia di formazione che pone l’enfasi sull’importanza della professione, sull’autonomia rispetto alla classe medica, sui requisiti umani indispensabili per svolgerla, a fronte di una realtà professionale fata di subalternità, carenze di personale e doppi turni.

Ascolta la chiacchierata dei nostri redattori con Simone e Arianna, giovani infermieri torinesi

Sul concorso per infermieri che la città di Torino attendeva da 10 anni e che, a scanso di narrazioni ambigue, ha coinvolto seimila persone (ma gli scritti erano settemila) per assegnare in mainera diretta quattro posti di lavoro (150 sono quelli che avrebbero avuto accesso al turnover annuale che viene così stimato), si possono dire molte cose. La prima notizia è il fatto che si sia tenuto e che abbia coinvolto numeri di questa portata, peraltro non inusuali nei concorsi analoghi che si sono tenuti negli ultimi anni nelle città italiane. L’altra notizia più recente è che un ricorso al Tar (anche questo del tutto usuale) lo ha bloccato per due ordini di ragioni collegate: la ripetitività (anch’essa usuale) di alcune domande che avrebbe favorito chi aveva avuto accesso ad altri concorsi simili i passato e dunque la disparità di trattamento nei diversi turni di preselezione. Una rappresentanza di candidati, insieme ai sindacati, ha incontrato la direzione sanitaria dell’ospedale Molinette questa mattina, mentre il sit-in proseguiva in strada.

Tutto è congelato fino al 24 maggio, quando è stato fissato l’incontro al Tar fra sindacati, direzione dell’azienda e rappresentanti della ditta che si è occupata dell’organizzazione del concorso.

Per come stanno le cose, anche in virtù del fatto che il ripetersi di domande d’esame non costituisce un illecito di per sé, sembra difficile che il ricorso possa andare a buon fine.

Se lo augurano tutti i 2500 candidati che hanno superato la selezione e che hanno chiesto a gran voce che non si attinga da altre graduatorie per coprire il fabbisogno di personale, ma che il concorso pubblico prosegua, senza dover ricorrere ad un avviso pubblico, che non rappresenterebbe certo una soluzione (ovviamente non la pena così chi non ha passato le selezioni).

Noi abbiamo ospitato in studio due giovani infermieri che oltre a offrirci le loro preziose impressioni sul merito ci hanno raccontato come è cambiata la professione infermieristica a fronte di una domanda sempre più pressante da parte di una società sempre più vecchia e ospedalizzata. Lo scarico su questi lavoratori di molti oneri di cui le aziende sanitarie erano costrette storicamente a farsi carico; un modello in cui i confini tra pubblico e privato sfumano gradualmente a tutto vantaggio dei sistemi privatistici; la partita iva come conditio sine qua non dell’accesso all’ambito lavorativo; il tirocinio gratuito; una bulimia di formazione che pone l’enfasi sull’importanza della professione, sull’autonomia rispetto alla classe medica, sui requisiti umani indispensabili per svolgerla, a fronte di una realtà professionale fata di subalternità, carenze di personale e doppi turni.

Ascolta la chiacchierata dei nostri redattori con Simone e Arianna, giovani infermieri torinesi

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