Vigilia elettorale, Theresa May e la zappa sui piedi

Il rilancio elettorale ricercato dalla premier conservatrice Theresa May con la chiamata alle urne di due mesi si è rivelato un grosso flop. La strategia di incrementare il proprio potere, con l’Europa nella negoziazione della Brexit, e con l’opposizione labourista interna, sembra essere fallita in queste settimane. Un tracollo di consensi porta i sondaggi a mettere i due candidati praticamente in un testa a testa; anche in caso di vittoria May ne uscirebbe largamente indebolita.

Molti i punti a contendere, a partire dal suo passato come Ministro degli Interni che l’ha vista artefice di tagli alla spesa pubblica che hanno interessato anche la polizia e la sicurezza interna, tema molto caldo in queste settimane di attentati senza tregua. Neanche i roboanti annunci di sospensione della convenzione sui diritti umani per motivi di sicurezza ressicurano l’elettorato inglese. Dal punto di vista dell’austerity, Jeremy Corbyn si fa forza su un programma tutt’altro che restrittivo, che punta ad alleviale la pressione fiscale sul ceto medio – ad esempio tagliando le tasse universitarie; un programma lontano dalle politiche conservatrici tradizionali.

Ne parliamo con Nicola Montagna, docente alla Middlesex University di Londra: elezioni inglesi

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