Lotta e repressione nella regione marocchina del Rif

A quasi un anno di distanza dalla morte di Mouhcine Fikri, venditore ambulante di Hoceima, schiacciato nel tentativo di recuperare la merce che la polizia gli aveva sequestrato, non si fermano le mobilitazioni nel Rif, una delle regioni più povere del Marocco prevalentemente berbera e da sempre ostile al potere centrale. Ad alimentare il malcontento e ad allargarne il consenso ha contribuito l’introduzione da parte del governo di aggiustamenti strutturali, imposti dal Fondo Monetario Internazionale. All’inizio il Governo ha cercato di mostrarsi aperto al dialogo con i manifestanti; a maggio una delegazione di ministri si era recata nel Rif a fare promesse per placare il malcontento ma, di fatto, da allora nulla è cambiato anzi, questo tentativo iniziale di mediazione si è tramutato ben presto in arresti di massa e in una politica repressiva fatta di processi giudiziari corrotti e pesanti condanne contro i cittadini che manifestavano.

A sostegno di queste lotte e per non lasciare che la repressione del governo contro chi protesta si svolga nel silenzio internazionale più totale alcuni cittadini marocchini residenti in Italia hanno lanciato per lo scorso 20 settembre un appello da far circolare in rete.

Per fare un punto sulla situazione delle lotte nel Rif e per farci raccontare come è andata la campagna di solidarietà #FREEMOROCCANPRISONERS abbiamo contattato Fadwa.

 

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