Catalogna, il desiderio di separarsi dall’austerity

Mentre il dibattito politico in Spagna scivola nel baratro del muro contro muro, alcuni distaccamenti militari vengono spostati da Saragozza su Barcellona. Ci si aspetta lunedì il voto del parlamento catalano sull’indipendenza. Eppure la questione dell’indipendenza catalana non ha radici antiche ed è anzi dentro la crisi economica partita con il tracollo del 2008, che ha spostato sempre più il baricentro decisionale dalle autonomie verso Madrid, che dobbiamo cercare il bandolo della matassa di quanto sta avvenendo in questi giorni. Perché in Catalogna l’indipendentismo non è mai stato molto di più che un fenomeno di costume e l’identità culturale “catalana” non è mai stata tanto escludente ma, al contrario, ha sempre convissuto pacificamente con quella spagnola comunque sentita. Eppure la crisi, col suo carico di disoccupazione radicale, di smantellamento dello stato sociale e di privatizzazioni massicce, sembra aver portato sempre più i catalani a identificare tutto questo con lo stato spagnolo, visto come una macchina puramente estrattiva. Cosa succederà nei prossimi giorni non è ovviamente chiaro ma si annuncia un passaggio che non sarà indolore come gli attacchi violentissimi della Guardia Civil e della Policia Nacional hanno lasciato intravedere  domenica scorsa.

Ne abbiamo parlato con Adriano Cirulli, redattore della rivista Regioni e Nazioni tornato proprio ieri da Barcellona dove era presente in qualità di osservatore internazionale.

Cirulli

 

 

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