Sul nuovo arresto di Cesare Battisti: le “cattive memorie” di uno Stato con la bava alla bocca

Il 4 ottobre Cesare Battisti è stato arrestato a Corumbá, al confine tra Brasile e Bolivia, dalla polizia stradale federale brasiliana. L’ex militante dei Proletari armati per il comunismo, in Brasile nel 2004 e condannato all’ergastolo in contumacia in Italia, è stato accusato di tentare la fuga verso la  Bolivia: una trappola attuata dagli apparati brasiliani, vista l’evidente pretestuosità del blitz avvenuto durante la messinscena di “un normale controllo stradale”. Un arresto che dice molto delle nuove geometrie di potere che vanno tessendosi tra lo Stato italiano e quello brasiliano, nel momento in cui a capo dei rispettivi governi ci sono da un lato Gentiloni, dall’altro il golpista Temer. Proprio mentre il quotidiano “O Globo” rivelava l’esistenza di un piano da parte del governo Temer per estradare Battisti in Italia con un volo in partenza direttamente da Corumbà, il 6 ottobre l’ex militante dei PAC veniva scarcerato con obbligo di firma nello Stato di San Paolo, dove risiede. Il rischio di estradizione appare comunque concreto: il governo brasiliano chiederebbe come condizione che sconti un massimo di 30 anni di carcere e non l’ergastolo, incostituzionale secondo la legge brasiliana.

 

Per parlare dell’ennesimo capitolo del “caso Battisti” e della sete di vendetta di uno Stato infestato da cattivi ricordi, questa mattina abbiamo raggiunto per un commento Geraldina Colotti, giornalista de Il Manifesto ed ex prigioniera politica.

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