Napoli Sotterranea: su sfruttamento, intimidazioni e ghiotti affari

Da qualche giorno, grazie ad un video inchiesta prodotto dalla Camera Popolare del Lavoro dell’Ex OPG “Je so’ Pazzo”, si è palesata la situazione di sfruttamento imposta ai lavoratori che operano nell’associazione Onlus “Napoli Sotterranea”. Lavoro nero, minacce, controllo capillare dei movimenti e dei comportamenti, ambienti di lavoro malsani e compensi irrisori, queste sono solo alcune delle condizioni che i lavoratori di “Napoli Sotterranea” sono costretti a subire. Ma non finisce qui, andando a scavare un po’ nel profondo nell’associazione che gestisce i percorsi turistici che fanno scoprire ai visitatori le stratificazioni della città partenopea, emerge che l’Onlus facente capo a Enzo Albertini è piuttosto atipica. La tariffa della visita guidata è chiara e nota a tutti – 10 euro – e nessun turista può volontariamente pagare di meno. Sempre in modo molto atipico, alla fine della visita vengono proposti ai visitatori vari prodotti in vendita: un caffè, delle bottiglie di vino che si afferma essere conservato all’interno delle cave, degli ombrelli col nome dell’Associazione ed un numero imprecisato di gadget di ogni tipo. Inoltre si svela una rete di pizzerie, bar, B&B legata a doppio filo ad Albertini che costringe con l’intimidazione i propri lavoratori a pubblicizzare e quindi favorire gli introiti di queste attività commerciali che nel rilancio del turismo napoletano hanno fatto la loro fortuna.

Scoperchiato il vaso in molti hanno trovato il coraggio di parlare e l’inchiesta si va arricchendo di particolari, aneddoti ed esperienze vissute direttamente dai lavoratori che ora hanno deciso di lottare contro questo sistema che li spreme per poco a vantaggio di una Onlus che ha fatto del lucro la propria mission.

Ne abbiamo parlato con Francesco, attivista di “Je sò Pazz” e con un’ ex lavoratrice di “Napoli Sotterranea”.

 

Ascolta la diretta:

 

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